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Tra le montagne del versante meridionale del Gran Sasso, all’interno del Parco Nazionale che prende il nome dall’omonima catena montuosa, trova riparo e protezione il borgo di Castelvecchio Calvisio.

Il Borgo di Castelvecchio Calvisio

Tra le montagne del versante meridionale del Gran Sasso, all’interno del Parco Nazionale che prende il nome dall’omonima catena montuosa, trova riparo e protezione Castelvecchio Calvisio, un incantevole Borgo medievale che si adagia su un colle, a 1067 metri slm e si affaccia sulla splendida Valle de Tirino.

La forma ellittica (a spina decumanica intersecata) del borgo fortificato, rende Castelvecchio Calvisio unico nel suo genere. Le strette stradine coperte da volte e archi, con le caratteristiche case che si sviluppano su più livelli, raggiungibili grazie ai cosiddetti “barbacani”, antiche scale in pietra, sono un’altra incantevole caratteristica dell’impianto urbanistico del borgo.

Questo grande valore storico e architettonico del borgo medievale, inserito in un ambiente perfettamente conservato e protetto, la laboriosità e l’ospitalità della gente, la valorizzazione dei prodotti tipici di nicchia quali le cicerchie, le straordinarie lenticchie, i formaggi, il pregiato zafferano della Piana di Navelli, le carni alla brace, le misticanze, ecc. fanno di Castelvecchio Calvisio un punto di riferimento per chi cerca l’autenticità e l’intenso coinvolgimento nelle tradizioni culturali della Comunità locale.

La morfologia del colle su cui sorge l’agglomerato ha condizionato e delimitato la forma della parte più antica del paese, le cui linee di contorno sono quelle di un’ellisse abbastanza regolare che poggia sul pendio, seguendone le naturali pendenze.

La struttura ellittica è attraversata al centro da un asse viario principale orientato da N-W a S-E, identificabile con la via Borghi Archi Romani, da cui si diramano perpendicolarmente, sette traverse da un lato e otto dall’altro.

Castelvecchio Calvisio Torre

La disposizione così regolare delle stradine divide il paese in porzioni geometriche regolari, quasi indipendenti, a eccezione di alcuni tratti collegati da archi e passaggi secondari. La cinta muraria, attualmente ancora riconoscibile in parecchi tratti, racchiudeva e delimitava il centro abitato e presentava diversi elementi di fortificazione come la Torre di Guardia che si affaccia ancora su quella che significativamente è detta, via delle Sentinelle.

I collegamenti con l’esterno del nucleo medievale avvenivano attraverso quattro passaggi ancora conservati: la Porta di Torre Maggiore situata a ovest, la Porta del Ponte Levatoio situata a nord-ovest, un’altra porta situata a sud e di cui rimane un solo stipite e, infine, la Porta di S. Martino situata anch’essa a sud e divenuta interna, in seguito al successivo ampliamento della cinta muraria.

La Storia

Le prime notizie attendibili su Castelvecchio risalgono all’epoca della caduta dell’Impero Romano. Forse è proprio l’antica Calvisia del tempo dei Romani il luogo su cui successivamente è sorto il borgo medievale. Calvisio Sabino, nobile romano, dette il suo nome all’agglomerato di abitazioni che costituivano i suoi possedimenti.

È difficile raccontare degli albori di Castelvecchio Calvisio dato che le informazioni in merito, di per sé assai scarse, sono basate sulla tradizione e quindi non troppo attendibili. Tuttavia, dalla Corografia dell’Antinori emergono fatti di importanza fondamentale per la ricostruzione delle origini del paese e del suo nome: l’autore parla di “Calvisia”, un podere lontano da Carapelle costituito dall’insieme delle case di servi e coloni e, forse, è proprio da Calvisia che deriva l’odierna denominazione di Castelvecchio Calvisio e da ciò, prende valore l’ipotesi della sua esistenza fin dai tempi dei Romani.

Dalla caduta dell’Impero Romano non si hanno più notizie fino al ‘300 tranne quelle delle Bolle Papali (1112-1238), riguardanti l’esistenza delle Chiese di Castelvecchio e Carapelle che facevano parte della Diocesi di Sulmona.

Con l’avvento del feudalesimo, tutti i piccoli agglomerati rurali, per una maggior sicurezza contro scorrerie e incursioni, decisero di riunirsi in un luogo fortificato che potesse essere un valido rifugio; venne scelto un luogo che rispondesse, per la sua morfologia, a esigenze di difesa naturale e di controllo della zona sottostante e pertanto potrebbe risalire a questo periodo l’origine di Castelvecchio come borgo medievale.

Castelvecchio Calvisio Panorama

La storia del paese è caratterizzata dal susseguirsi di numerose famiglie nelle mani delle quali si cristallizza il potere politico ed economico. Una delle prime famiglie, di notevole importanza, fu quella dei Conti dei Marsi a cui subentrarono gli Acquaviva.

Nel 1384 Carlo III di Durazzo concesse la terra di Castelvecchio ai Conti di Celano, che abolirono le franchigie dai beni suffeudali e le decime alla Chiesa di S.Cipriano, cosa che destò malcontento e ribellione. In seguito il territorio pervenne sotto il dominio degli Sforza. Dopo queste informazioni c’è oltre un secolo di silenzio delle fonti storiche, fino ad arrivare al 1423, una data di fondamentale importanza per la storia del paese. In quell’anno, infatti, Braccio da Montone, detto Fortebraccio, uno dei più famosi Capitani di ventura dell’epoca, impegnato nella guerra contro L’Aquila e paesi limitrofi, saccheggiò e distrusse Castelvecchio, dopo una valorosa resistenza da parte degli abitanti. Nel 1595 Castelvecchio aveva 700 abitanti dediti all’agricoltura, per i prodotti di prima necessità e a qualche piccola coltivazione di zafferano.

Nel 1810 Castelvecchio comprendeva 120 famiglie, cioè 552 abitanti. All’inizio del Novecento e precisamente nel 1906, Castelvecchio acquista autonomia comunale staccandosi da Carapelle.

Da vedere

Tornando alla struttura urbana, in essa si evidenziano due elementi fortemente caratterizzanti: il primo è rappresentato dagli archi che, soprattutto nella via Borghi Archi Romani, costituivano originariamente un insieme continuo, formante quasi una galleria. Oggi rimangono solo alcuni tratti che creano però, un effetto di luci e ombre tutto particolare. Il secondo sono le ripide scale esterne, composte da molti gradini che poggiano su archi a tutto sesto e su caratteristiche mensole di pietra (i cosiddetti barbacani), abile soluzione architettonica che ha permesso lo sfruttamento dell’ angusto spazio dei vicoli, dividendo il livello abitativo superiore da quello prospiciente la strada e in cui normalmente si aprivano le botteghe artigiane.

Un altro monumento che rafforza l’interesse nei riguardi del paese è la chiesa di S. Cipriano, situata nelle immediate vicinanze dell’abitato. Le sue origini risalgono a epoche molto antiche, sembra addirittura che sia stata edificata sui resti di un tempio romano dedicato alla dea Venere. Le prime notizie documentate sulla sua esistenza risalgono al 779, come menziona il “Chronicon Volturnense” e ha avuto sempre una notevole importanza sia come chiesa parrocchiale, fino al 1478, sia come luogo di culto tradizionale. La struttura della chiesa ha subìto diversi rifacimenti nel corso dei secoli e, attualmente, si presenta con una forma semplice a una sola navata, in cui l’elemento caratterizzante è la facciata sormontata da un campanile.

Castelvecchio Calvisio Chiesa

 

Da gustare

A Castelvecchio Calvisio si possono gustare piatti tipici come per esempio:

– agnello in fricassea (agnello cotto con una base di olio e aglio, aromatizzato con vino sfumato e arricchito, a cottura ultimata, da un intingolo composto da uova sbattute e aromi);

– pecora alla “chiaranese” (carne di pecora cotta lentamente in grossi recipienti secondo l’uso dei pastori. È una specie di stufato cucinato con olio, lardo, prezzemolo, salvia, cipolla e peperoncino. Naturalmente ha numerose varianti);

– pecora alla brace;

– pancetta, salsicce e aglio;

– peperoncino e “crstuccia” (la “crstuccia” è il termine dialettale che indica il pane fritto in olio di oliva o in grasso animale. Molto usata in passato per il gusto e per l’elevato apporto energetico);

Anche gli antipasti sono particolarmente ricercati e gustosi, tra questi si ricordano: cavoli “strascinati” (cavoli cucinati in padella seguendo una tipica procedura), misticanza di papaveri “cincilocche” rucola (insalata di rucola e di un’erba selvatica il cui nome dialettale è “cincilocca”), asparagi sott’olio, “fllacchi” formaggio e uova (i “fllacchi” sono fichi acerbi, non consumabili direttamente, ma molto gustosi se cucinati), cicoria selvatica.

Il borgo è custode anche di ricette dolciarie veramente fantastiche come:

– ferratelle;

– nocci atterrati (mandorle ricoperte di zucchero caramellato);

– calcioni biscotti con ammoniaca;

– spumette (dolci, tipo meringhe, ottenuti da una base di albume d’uovo);

– “pupa” e “cavallo” di Pasqua (dolce tipico realizzato nel periodo di Pasqua e rivolto alle bambine e ai bambini. Per le prime il dolce assume la forma di una bambola e per i secondi quella di un cavallo. Pare che questa tradizione sia molto antica);

– tarallucci;

– fritture;

Ci sono anche importante preparazioni salate, come per esempio i “fiadoni” e le ferratelle salate. Tra i prodotti tipici del borgo, vi sono le cicerchie, raccolte tra la fine di luglio e i primi di agosto. Si utilizzano soprattutto nelle zuppe, ma anche come contorno di piatti di carne, oppure cucinate in purea. Con la farina di cicerchie, si preparano inoltre maltagliati e tagliatelle.

Cosa fare

Per chi visita Castelvecchio Calvisio uno dei momenti che caratterizza la tradizione locale è quello della “Sagra della Cicerchia”, iniziata nel 1979 per merito di un’ attiva e vivace proloco. La manifestazione si svolge la seconda domenica d’agosto, nel centro storico del paese, nei vicoli del vecchio abitato addobbati e rimessi a nuovo per l’occasione.

Sotto i suggestivi porticati si possono assaporare le ottime specialità che accompagnano il piatto della cicerchia. Il profumo delle salsicce che rosolano sulla brace, si mescola con quello della porchetta locale cotta nel vecchio forno a legna. Negli angoli più intimi e caratteristici, cordiali paesani mesciono ottimo vino locale, mentre i ragazzi servono agli avventori, comodamente seduti, le specialità gastronomiche.

Castelvecchio Calvisio Scorcio

Per chi decide di trascorrere il periodo natalizio nel Borgo, è possibile assistere alla suggestiva manifestazione “L’Incanto della Natività“, che si tiene ogni anno il giorno 28 dicembre. Si tratta di un percorso lungo il quale è possibile ammirare scene teatrali sulla natività e le rappresentazioni degli antichi mestieri. Seguono diverse degustazioni di prodotti tipici, la zuppa di cicerchie, la pizza appena sfornata dal forno a legna, accompagnati da ottimo vino caldo.

 

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