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Capistrello sorge tra la Valle Roveto e la Marsica, nel cuore dell’Abruzzo, non lontano dalla riserva naturale del Monte Salviano, immerso tra rocce calcaree e boschi ricchi di corsi d’acqua e ruscelli.

Il Borgo di Capistrello

Terra di passaggio per i popoli del basso Lazio e della Campania, e linea di confine fin dall’antichità, Capistrello, “a capo della stretta”, deve il suo nome proprio alla particolare posizione occupata o all’espressione latina caput castro rum, ossia capo degli accampamenti, cosi come raffigurato nello stemma cittadino. Il Borgo, suddiviso in rioni collegati da vie acciottolate, è il luogo ideale per lunghe passeggiate fino a raggiungere i sentieri delle montagne e scoprire le bellezze naturali locali.

 

La Storia

I primi insediamenti di Capistrello, nuclei abitativi basati sulla pastorizia e l’agricoltura, sembrano risalire al periodo Neolitico. Nel periodo romano, sotto l’Imperatore Claudio, viene costruito il primo Borgo e apportate numerose migliorie alle architetture locali come ai famosi Cunicoli di Claudio, opera di grande valore artistico e ingegneristico.

A partire dal periodo medievale Capistrello passa sotto diversi conquistatori, fino a che, nell’VII sec., confluisce nel Ducato di Spoleto.

Nei secoli successivi la popolazione, oltre alla consolidata attività agricola e di molitura, inizia a dedicarsi anche all’allevamento di animali e alla pastorizia transumante, nonché alla lavorazione delle pelli, del cuoio e della pietra calcarea, diffusissima in molte opere edilizie della zona. Dominato dagli svevi fino al 1268, quando furono sconfitti da Carlo I d’Angiò, Capistrello, nel corso degli anni, diviene teatro di numerose battaglie.

Anni importanti per il Borgo furono il 1855, quando venne terminata la realizzazione della strada che, ancora oggi lo collega ad Avezzano, e il 1902 quando fu creata la linea ferroviaria Balsorano-Avezzano.

I primi anni del XX sec. si rivelano rovinosi per questo borgo. Infatti il 13 gennaio 1915 anche Capistrello viene gravemente colpito e danneggiato dal terremoto della Marsica e, la Grande Guerra prima e la depressione economica degli anni ’20, incidono ulteriormente sulla popolazione.

 

Capistrello è stato inoltre luogo di eccidi e torture da parte delle truppe tedesche. Per questo motivo, il 25 maggio 2004 è stata insignita della Medaglia d’Oro al Merito Civile dall’allora Presidente della Repubblica C.A. Ciampi.

Da vedere

I principali edifici religiosi di Capistrello risalgono al VII – VIII secolo e sono per la gran parte opera di monaci benedettini. Le principali chiese conservate sono la chiesa di San Michele, la chiesa di Santa Barbara e quella di San Giuseppe.

 

Molto importanti altre opere storiche di periodo romano come i resti dei cunicoli e dell’emissario di Claudio, o altre di epoca medioevale presenti nelle frazioni di Pescocanale e Corcumello.

I Cunicoli di Claudio rappresentano la più grande opera idraulica dell’antichità. E' un'opera del 52 d.c. entrata a fare parte dei Luoghi del FAI da valorizzare e proteggere. Il primo a riuscire a regimentare le acque del Fucino fu, dopo i tentativi di diversi imperatori romani, fu l'imperatore Claudio che fece costruire un inghiottitoio per drenare le acque del lago verso il fiume Liri. L’impresa durò 11 anni, e rimase in funzione dopo alterne vicende fino alla caduta dell’Impero Romano. Nel Medioevo Federico II di Svevia tentò di ripristinare l’emissario, seguito successivamente da altri vani tentativi, fino al prosciugamento definitivo a opera del banchiere Alessandro Torlonia, avvenuto tra il 1854 e il 1878. I Cunicoli vengono periodicamente aperti al pubblico in occasione di visite guidate e di eventi particolari.

 

 

Da gustare

I piatti tipici di Capistrello si legano ai prodotti e alle tradizioni culinarie locali. Molti delle ricette tipiche sono legate alle festività come i Calcionetti, ravioli dolci fritti e farciti con una crema aromatica a base di castagne e cioccolato, cucinati nel periodo natalizio. Le pizzelle chiamate anche ferratelle, un doppio wafer farcito con creme o marmellate, si preparano invece in occasione della pasqua e per la festa del patrono. Mentre, le lasagne a base di acciughe fritte e finocchio selvatico sono il piatto tradizionale della Quaresima.

Tra le specialità della zona troviamo la Roscetta della Valle Roveto, un tipo di castagna dalla buccia liscia color bruno rossastro e particolarmente dolce. Raccolta tra settembre e la prima metà di ottobre, viene riposta nei cesti e conservata seguendo un antico trattamento tramandato di generazione in generazione.

L’11 novembre viene organizzata una sagra dedicata a una verdura tipica, la Cococcia, la zucca che, insieme ai legumi, è uno degli ingredienti più utilizzato nelle antiche ricette come quella del Ranati, piatto a base di fagioli e cotiche.

Tipici di questa zona anche molti formaggi stagionati prodotti con il latte di pecora reperibile nei diffusissimi allevamenti locali. Dal sapore delicato e dalla consistenza cremosa, fin dall’antichità sono prodotti con caglio vegetale.

Cosa fare

Le feste di Capistrello sono legate alle tradizioni e alle credenze religiose. A maggio si svolge la Sagra dei Ranati, un importante evento enogastronomico dove scoprire la cucina locale.

Nel mese di giugno, il 13,si festeggia Sant’Antonio, patrono del Borgo, un’occasione che riunisce tutta la comunità tra riti religiosi e civili. La festa della Montagna e la Sagra delle fragole vengono organizzate in concomitanza a fine luglio mentre, il 14 di agosto, si festeggia la Madonna dell’Assunta con la fiaccolata notturna. Nello stesso giorno si tiene la sagra della Marocca, in cui vengono riproposti i riti della scartocciatura e della sgranocchiatura del granturco.

La musica è la protagonista del mese di agosto con il Festival Internazionale della Fisarmonica “Città di Capistrello” e il festival Arzibanda, una delle manifestazioni più importanti dell’intera provincia, con spettacoli d’avanguardia musicali, teatrali e di arte di strada.

Il mese di settembre è dedicato alle “Serate archeologiche”, organizzate nella piazza Sant’Antonio con lo scopo di diffondere la conoscenza delle origini locali e non solo.

A chiusura del calendario delle sagre, l’11 Novembre si tiene quella dedicata alla Cococcia, la zucchina tipica di questo territorio.