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Il borgo di Rocca di Botte, adagiato sul versante settentrionale del monte La Corte, è quasi nascosto dagli occhi furtivi ed indiscreti. Per la sua tranquillità è un’oasi di pace protetta dai monti.

Il Borgo di Rocca di Botte

Rocca di Botte è un comune italiano di circa 900 abitanti della provincia dell’Aquila in Abruzzo. Fa parte della Comunità montana Marsica. Durante il Medioevo la cittadina era nota con il nome Rocca de Bucte, secondo alcuni documenti risalenti al XII secolo. Rocca di Botte subì una grave epidemia di peste nel XVII secolo che ne causò un brusco spopolamento. Nel 1496 il paese divenne feudo della importante famiglia romana dei Colonna grazie alla donazione fatta a questa dinastia da parte di Ferdinando II di Napoli.

L’assenza di fabbriche e la presenza di allevamenti di bestiame contribuiscono a mantenere l’ambiente di questo antico borgo abbastanza salubre e per queste caratteristiche e per i prezzi accessibili delle case e delle ville della piana del cavaliere molte persone hanno abbandonato la città per vivere una vita più sana. In questo ambiente a ridosso del parco dei monti Simbruini vivono molte specie di animali selvatici tra cui: la volpe, il lupo, il tasso, l’istrice, la lepre, lo scoiattolo marsicano, il cinghiale e qualche rara volta fa capolino l’orso marsicano.

Rocca di Botte Panorama

 

La Storia

Rocca di Botte ha origini molto antiche; se ne parla, infatti, per la prima volta in modo esplicito in una bolla di Pasquale II (1115) e durante il Medioevo la cittadina era nota con il nome di Rocca de Bucte secondo alcuni documenti risalenti al XII sec. La sua configurazione di base rimane inalterata nei secoli.

II paese è molto antico: rimase legato per secoli all’Abbazia di Subiaco per la presenza in questa area di uno dei dodici monasteri fondati da S. Benedetto (in un documento del 1060,dal Regesto Sublacense, il più antico riferimento a Rocca di Botte). In questo lembo occidentale della terra d’Abruzzo, in un angolo riposto nella Piana del Cavaliere, ebbe i natali nel 1125 S. Pietro eremita , denominato il Cavaliere itinerante. Dal 1173 esercitò il potere a Rocca di Botte la famiglia Montanea, nel Quattrocento fu la volta degli Orsini e nel Cinquecento dei Colonna, sotto i quali raggiunse il massimo splendore edilizio. Dopo Federico II e gli eventi di Tagliacozzo, legati alla memoria di Corradino di Svevia, Rocca di Botte è riportata in un catalogo angioino del 1273 sotto il nome di Rocca de Labucco. Il castello, che si erge in cima al Paese, retto da un castellano, fu rimaneggiato ed ingrandito nei secoli XV-XVI. Nel secolo XV Rocca di Botte, come altri paesi del Carseolano, è investita dell’attività di artisti e prosegue nel secolo successivo come dimostrano gli affreschi cinquecenteschi di S. Maria della Febbre. Nel 1557, però, Rocca di Botte fu vittima di una distruzione ad opera del Duca d’Alba. Peraltro il secolo si fa splendido nella figura di personaggi insigni che illustrano la patria nei vari campi della cultura e della musica, primi fra i quali Bonifacio Graziani, Fabrizio De Britijs, Tommaso Pelliccioni ed Andrea Cacchioni, cappuccino morto nel 1651 in odore di santitàIl XVII è un secolo cruciale per Rocca di Botte, le cui disavventure toccano il vertice nell’anno 1656 a motivo di una grave pestilenza che miete decine di morti causando un brusco spopolamento. Il paese fu vittima di distruzioni e saccheggi in seguito ad una ribellione della popolazione di Rocca di Botte all’abate sublacense Scipione Colonna. Nell’Ottocento Rocca di Botte, aggregata al comune di Pereto assieme ad Oricola, iniziò una lunga lotta per una propria autonomia amministrativa, conquistandola agli inizi del XX sec. ad opera di un risoluto “Comitato Cittadino”.

Rocca di Botte Torre foto di Marica Massaro Wikimedia
Rocca di Botte AB1 di Marica Massaro Wikimedia

 

Da vedere

Da visitare la chiesa di S. Maria della Febbre, dove sono conservati affreschi risalenti al ’400.

Gli studiosi che si sono interessati della Madonna della Febbre sono concordi nell’ammettere che essa sia solo la cripta o confessione d’una Chiesa molto più grande che, o venne distrutta o non fu mai costruita.

L’organismo, però, benché di piccole dimensioni si presenta completo e dotato di tutti gli elementi tipici di una Chiesa (aula, abside, ecc.). La sua compiutezza si può dedurre soprattutto dall’osservazione della pianta; infatti, se si prolungano le linee dell’aula fino al punto corrispondente all’apice della circonferenza dell’abside e si uniscono con una linea parallela a quella della facciata, si ottiene un quadrato quasi perfetto e ciò sta a testimoniare che la Chiesa corrisponde ad una ben precisa idea architettonica.

Pertanto è più logico supporre che, più di una Chiesa vera e propria, si trattasse fin dall’origine di un oratorio. Esso era amministrato da una confraternita dedita con particolare devozione alla Madonna. Quello inferiore era intitolato alla Madonna della Febbre e, quello superiore alla Madonna del Pianto.

Purtroppo mancano altre notizie sicure sulla sua storia e, si può soltanto dire che verso la fine del sec. XIV fu iniziata la decorazione ad affresco dell’interno, ripresa ed ultimata in pieno sec. XV. La facciata ha un aspetto molto semplice. In essa si aprono le due porte di accesso al piano terra ed a quello superiore. I due portali sono in pietra ed anch’essi dalle forme quanto mai semplici. Gli stipiti culminano in mensole che sorreggono l’architrave su cui imposta l’arco di scarico; il tutto senza ornamenti ed intagli. L’affresco nella lunetta del portale inferiore e andato distrutto, quello nella lunetta del portale superiore raffigura S. Girolamo.

Rocca di Botte foto di Corrado De Santis
Foto di Corrado De Santis

La Chiesa vera e propria, al piano terra, di modeste dimensioni e costituita da un’unica aula con abside semicircolare; nell’ambiente vi sono quattro colonne con capitelli molto rozzi da cui si dipartono archi a tutto sesto che nelle pareti impostano su pilastri e suddividono la volta in sei volticine a crociera. Il catino absidale presenta anch’esso delle volte a crociera, una intera al centro e due parziali ai lati. L’altare e costituito da quattro colonnine piuttosto tozze con capitelli molto semplici; da esso si innalza un’edicoletta cuspidata nella cui nicchia e posta la statua della Pieta. Tra la fine del XIV e l’inizio del XV secolo, le pareti della Chiesa furono completamente dipinte ad affresco, molte delle quali furono ricoperte con uno strato di calce; quelli superstiti costituiscono ancora una notevole testimonianza d’arte e di cultura.

Gli affreschi che hanno ancora una qualche forma di lettura sono la Natività che presenta una singolare somiglianza con quella della cappellina del Palazzo Ducale di Tagliacozzo; il Salvator Mundi, lo schema del Cristo benedicente e quello tipico del ’400; la raffigurazione della Pietà secondo uno schema anch’esso abbastanza tipico della pittura del ’400; sulle riseghe del punto di attacco delle pareti dell’aula con quella dell’abside sono dipinti a sinistra S. Agata ed a destra S. Antonio di Padova; nell’abside sulla sinistra e S. Cristoforo e, seguitando un altro Santo la cui identificazione risulta piuttosto problematica, pero la spada che regge con la sinistra induce a pensare che si tratti di S. Floriano che infatti nella pittura quattrocentesca viene generalmente rappresentato con questo simbolo; all’estremità opposta una Madonna col Bambino che manca di quasi tutta la metà inferiore; nelle strombature delle monofore absidali laterali sono affrescati degli angeli inginocchiati che reggono dei ceri accesi, mentre quella centrale e coperta da calce.

Segnaliamo inoltre la chiesa di S. Pietro, con all’interno alcune opere di importanti maestri.

Rocca di Botte chiesa SPE di Marica Massaro Wikimedia
Rocca di Botte chiesa SPE di Marica Massaro Wikimedia

Gli amanti della natura e dell’aria fresca non rimarranno delusi. Il territorio circostante Rocca di Botte presenta numerosi boschi, formati da diversi e numerosi alberi appartenenti alle specie autoctone. I più frequenti sono: la quercia roverella, il frassino, l’orniello, il faggio, l’acero, i sorbi, il ciliegio selvatico, i noccioli, particolare attenzione merita il carpino nero per la sua opera colonizzatrice delle zone più brulle e rocciose. La frescura ed i soavi profumi del bosco offrono piacevoli passeggiate e possibilità di escursioni agli appassionati della natura. Ricca è la flora spontanea: viole, narcisi, campanelle, anemoni, caprifogli, ciclamini, gigli, le orchidee di terra, i cui antenati vissero come epitafi sugli alberi in una era geologica dal clima caldo e umido. Diverse pure le piante medicinali, molto diffuso è il tasso barbasso, noto per le sue proprietà curative delle bronchiti. Una curiosità: passando attraverso i boschi si notano, appese sugli alberi, tante barbette argentate (i licheni). Essi sono gli indicatori naturali della buona conservazione dell’ambiente non inquinato.

Da gustare

Il territorio di Rocca Di Botte presenta una grande varietà di prodotti enogastronomici. Tra gli ortaggi è l’aglio rosso a prevalere in cucina, esso ha una testa più grande dell’aglio classico, è più ricco di oli essenziali, si conserva a lungo ed è l’unico a generare uno scapo floreale che viene estratto dalla pianta circa un mese prima della raccolta. Quest’ultimo si consuma fresco, conservato sottolio o in agrodolce ed ha un gusto meno deciso dell’aglio pur mantenendo le stesse proprietà farmacologiche ed alimentari della pianta madre. Un altro prodotto locale tipico è il cacio fiore, un formaggio di media stagionatura simile al pecorino, la cui stagionatura è legata ai pascoli di altura della provincia aquilana. E’ un prodotto tradizionale della transumanza locale che deve la sua particolarità all’uso di un caglio vegetale. I pastori, durante gli spostamenti raccoglievano facilmente i fiori di cardo selvatico e li facevano poi seccare al sole. Molto buoni sono anche l’olio e il vino della zona.

Tra le ricette caratteristiche della zona troviamo l’agnello in umido, il cardo in brodo, le cozze allo zafferano, spezia tipica locale. Altra prelibatezza sono i maccheroni alla pecorara, cucinati con cipolla tritata, guanciale, funghi ai quali vengono aggiunti pomodori, basilico, peperoni, melanzane e zucchine fritte, olive e ricotta, risultando in un piatto davvero ricco che delizierà il palato anche del visitatore più esigente.

Cosa fare

Tra le feste a Rocca di Botte rientrano il 17 gennaio la celebrazione di S. Antonio Abate (festa degli allevatori). Il 13 e 14 giugno si celebra invece Sant’Antonio da Padova e Sacro Cuore. Il patrono del paese S. Pietro Eremita e Maria SS. Delle Grazie sono festeggiati il 30 e 31 agosto con processione per le vie del borgo, giochi popolari e musica in piazza.

La prima settimana di agosto si tiene la “Festa delle cantine”, occasione durante la quale è possibile degustare numerosi vini abruzzesi all’interno delle cantine dislocate nel centro storico. Per l’occasione sono organizzate esposizioni di prodotti tipici ed artigianali e in paese si respira un’atmosfera di unione e collaborazione. Verso la fine di luglio sono organizzate a Rocca di Botte svariate passeggiate in montagna, una diretta ai monti Simbruini e l’altra che arriva al rifugio de Cutturo.

Rocca di Botte casa natale San Pietro Eremita di Marica Massaro
Rocca di Botte casa natale San Pietro Eremita di Marica Massaro

 

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