Tu sei qui

Matino  si colloca sul versante occidentale del Salento meridionale, il centro abitato si estende tra le Serre salentine dove si erge il colle di Sant’Eleuterio. Intorno all’abitato si sviluppano i vasti fondi coltivati a olivo e vite, testimonianza della tradizione agricola del Borgo.

Il Borgo di Matino

Nel centro storico è possibile ammirare gli antichi frantoi ipogei scavati nella roccia calcarea; passeggiando tra le caratteristiche stradine è facile imbattersi nelle numerose corti e case tinteggiate di bianco, che donano al borgo luce e candore.

La Storia

Il primo documento storico che attesta la presenza di Matino come centro occupato stabilmente risale al 1099. Durante il periodo normanno, il territorio matinese venne infeudato, nel 1191, da Tancredi d’Altavilla a favore dei De Persona, difatti il primo barone di Matino fu Filippo De Persona, a lui succedette Gervasio De Persona con il figlio Glicerio, fedeli a Federico II° e agli svevi, questi due personaggi importantissimi della storia medioevale erano rispettivamente Giudice imperiale e Giustiziere di Capitanata.

Dopo la sconfitta di Tagliacozzo degli svevi a favore di Carlo d’Angiò, a Matino a governare sono gli angioini con Giovanni di Tillio, ma nel 1378 ritornano in possesso del feudo i vecchi regnanti con Ludovico De Persona in latino Lisolus de Matino, fedele agli Aragonesi. Tutto rimane invariato fino al 1575 quando Annibale De Persona ultimo barone di Matino, concede in sposa la sua unica figlia a Mario Del Tufo che s’impossessa del Feudo per merito del matrimonio.

 

 

Da vedere

Quello che colpisce il visitatore appena giunto a Matino è la bellezza e la singolarità del suo Centro Storico. Quello matinese, infatti, è uno dei pochi centri storici della Provincia di Lecce ad aver conservato, pressoché inalterate, le sue caratteristiche: vicoli stretti e tortuosi, stradine impreziosite da nicchie votive, cortili attrezzati ancora con “pile” per lavare i panni, palazzotti dai balconi mensolati e baroccheggianti. Una volta addentratisi nel centro storico, angoli di straordinaria bellezza catturano l'attenzione del visitatore.

L'impostazione urbana della Matino antica rispondeva bene a precise esigenze sociali, culturali e di difesa; si notano infatti una serie di corti, vicoli e strade apparentemente senza uscita, dove spesso, invece, si nascondono vie di fuga, a volte fantasiose. In particolare, la corte fungeva da luogo d'incontro e di rapporto di vicinato, sistema di difesa, lavatoio e approvvigionamento dell'acqua.

Ed è proprio nel borgo antico che si possono ammirare gli immobili più preziosi e di maggior valore storico ed architettonico. Primo fra tutti ed unico nel suo genere nel Salento, il Palazzo Marchesale “Del Tufo”, risalente al 1500, oggi di proprietà comunale, e la circostante Piazza San Giorgio. Il Palazzo, sorto sulle rovine di un’antichissima opera fortificata, si affaccia sull’antica Piazza con una trifora balaustrata. All’interno la bellissima scuderia con le pareti affrescate e le mangiatoie a forma di nicchia con su i nomi dei cavalli.

Oggi il Palazzo è stato in gran parte restaurato ed ospita il Museo MACMa (Museo d'Arte Contemporanea) nonché la Sala Consiliare in una singolare commistione tra la massima espressione della democrazia e l’arte tutta, dall’antico al contemporaneo.

Nelle immediatezze si trova la più antica testimonianza monumentale che è l'antica Chiesa Matrice, dedicata a San Giorgio, di origine cinquecentesca. Un edificio ampio ed elegante, presenta un’unica navata a croce latina, colpisce la ricchezza degli otto altari in finto marmo, finemente decorati in stile barocco.

Ancora nei dintorni numerosi sono i luoghi di culto di interessante valore artistico: Chiesa del Crocefisso di origine cinquecentesca; la Chiesa dell'Addolorata datata 1738; il cinquecentesco Convento dei Domenicani sotto il titolo "S.Maria del Soccorso", fu sede comunale e scolastica. L'attigua Chiesa del Rosario dove si conservano bellissime tele settecentesche; Chiesa della Madonna del Carmine, fu edificata nel XVII secolo per accogliere un'immagine della Madonna col Bambino di epoca bizantina. È dotata di un altare barocco e un pavimento a mosaico ottocentesco. Interessante è il dipinto della Pietà, situato nella Sacrestia, eseguito nel 1621, direttamente sulla roccia.

Vero e proprio simbolo di Matino è lo slanciato ed imponente “Arco della Pietà”, una sorta “d’ingresso” alla Città. Costruito interamente in tufo, ha pianta quadrangolare che, per un lato, si addossa alla Chiesa della Pietà edificata intorno al 1600. Di grande rilievo è il portone ligneo della chiesa, impreziosito da venti svecchiature decorate con motivi vegetali mentre gli interni sono arricchiti da splendidi affreschi.

 

Da gustare

La dieta mediterranea è alla base della cucina tipica Matinese. Elemento principe è naturalmente la pasta fresca: le ricchiteddhe, i minchiareddhi e le sagne torte, sono alcuni dei formati più comuni... si trasformano in prelibati piatti accompagnati ai legumi (pasta ciciri e tria, cioè con ceci e pasta fritta), alle verdure (ricchiteddhe cu le rape), o alla carne (pasta al sugo di carne). Non mancano i piatti di pesce, per la prossimità di Gallipoli, come il polpo alla pignata. Il tutto sempre condito con ottimo olio d'oliva extravergine, prodotto nelle campagne circostanti, che si fregia del marchio D.O.P. "Terra d'Otranto". Tra i prodotti da forno sono tipiche le friseddhe - pane cotto ad alta temperatura - di grano o di orzo, le pucce - tradizionale pane con le olive nere - la cupeta - dolce a base di mandorle sgusciate - i mustazzoli - biscotti ricoperti di glassa al cacao - e i purcedduzzi - dolci natalizi fatti di pasta fritta e ricoperti di miele.

Una menzione speciale, infine, per il vino. In particolare quello rosato. Eredità della secolare tecnica della 'lacryma', è ottenuto grazie a una particolare lavorazione di uve prevalentemente negramaro - coltivate nei dintorni.

Cosa fare

Una passeggiata nel Centro Storico e nei suoi sotterranei è obbligatoria per chi visita Matino. La città infatti nasconde un patrimonio rupestre ipogeo, tanto diffuso e straordinariamente interessante quanto poco noto, un "patrimonio genetico” di carattere ereditario ed identitario, capace di assicurare il legame con il passato ed accompagnare, con il suo sguardo paterno, nei tempi a venire, l'orgoglio per la propria storia.

Probabilmente neppure gli stessi abitanti di Matino hanno sviluppato un'esatta percezione della singolarità e dell'estensione di questo fenomeno acquisito dai proprietari dei frantoi ipogei come episodio individuale, percepito come singolo luogo e parte della propria abitazione e non come parte di un vero e proprio sistema diffuso.

L'unicità, almeno in Terra d'Otranto, di tale sistema rupestre in ambito urbano ne esalta enormemente il valore e l'interesse, sotto molteplici profili: archeologico, storico, monumentale, architettonico, tipologico, morfologico, geologico, etnologico, demologico,ecc.

ANEDDOTI E CURIOSITA’

La Festa San Giorgi Piccinnu (S. Giorgio Piccolo) si tiene il 27 febbraio per ricordare il giorno in cui nel 1867 la statua lignea del santo, sudando, salvò Matino dalla peste. L’appellativo piccolo si riferisce al fatto che anticamente, in quell’occasione, veniva portata in processione una statua di dimensioni ridotte del santo. Tale statua (appartenente a privati) è ora visibile il 23 aprile nella mostra “Santi sotto campana”.

La croce lignea conservata nella Chiesa della Pietà è quella originaria che i Fratelli della Confraternita della Pietà portarono a Roma in pellegrinaggio in occasione dell’Anno Santo del 1750.

Gli abitanti di Matino vengono detti “Bruscia Pajare” La Pajara è una costruzione rustica per conservare la paglia. L’appellativo si riferisce, quindi, al fatto che i matinesi nelle discussioni si infervorano subito prendendo immediatamente fuoco come la paglia.