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Il borgo e la valle si dice abbiano origini che affondano nel mito: è qui, lungo questa valle, che si concentrano i tanti affioramenti rocciosi detti “pietre di Sansone”, sui quali – intorno all’anno 1000 – si svilupparono caratteristici borghi medievali tra cui Lettopalena, uno dei centri più piccoli della provincia di Chieti, il cui territorio si estende su un’area collinare che si innalza dai 680 m agli oltre 2600 m delle cime della Majella.

Il Borgo di Lettopalena

Di origine medievale, il paese si affaccia sul versante destro del fiume Aventino e si sviluppa sulla sommità di grandi blocchi calcarei che nacquero da una frana avvenuta 5000 anni fa, che invase parte del letto del fiume. Le “ferite geologiche” di Lettopalena vengono ancora oggi studiate in tutto il mondo.

Sorto intorno all’Abbazia benedettina di Santa Maria di Monteplanizio, unica memoria storica del paese, ne conserva l’operosità e la dedizione religiosa. I monaci, oltre a svolgere le funzioni monastiche accompagnati dal motto “ora et labora”, organizzavano le attività lavorative della popolazione, sfruttando la terra e le sue risorse.

Molto importante fu, per lo sviluppo dell’insediamento locale, la diffusione della vite che permise di produrre un ottimo vino, rinomato in tutto l’Abruzzo. Rilevante era anche l’allevamento di bestiame, soprattutto ovino, che trovava dimora nelle stalle fuori del paese, su una terrazza rialzata che si affacciava sul fiume. È qui che, nel 1500, si crea l’Oppido di Lettopalena, la città fortificata, sulla riva dell’Aventino opposta a quella dell’Abbazia.

Lettopalena Pala Abbazia

 

La Storia

Lettopalena nasce intorno all’anno 1000, anche se si ha notizia di un primo insediamento già in età romana, sotto l’influenza di Juvanum, località non molto distante, importante centro sannita carecino, poi capitale regionale romana. La scarsa documentazione, giunta ai nostri giorni, non consente di ricostruire le vicende storiche dei secoli seguenti: è noto però che nel XV secolo è Signoria di Antonio Caldora, successivamente dei di Capua, conti di Palena, e dal XVI secolo entra a far parte dei possedimenti dei d’Aquino di Caramanico.

Nel 1020 i benedettini innalzano il Monastero Santa Maria di Monteplanizio su un vasto territorio donato dal conte Ruggero della Marca Teatina.

Lettopalena Portone

A questo primo passaggio di proprietà segue una lunga serie di donazioni e annessioni.

Il borgo di Lettopalena così come lo conosciamo oggi si costituisce intorno alla comunità religiosa dei Benedettini ed è ben evidente come essi abbiano influito sullo sviluppo del paese.

Attorno al 1500 nasce l’Oppido di Lettopalena: l‘intero borgo è delimitato da mura e torri di avvistamento; due porte, una all’inizio e una alla fine della strada, proteggono l’ingresso dagli eserciti invasori o dalle compagnie di ventura.

Le frequenti epidemie e i violenti terremoti ebbero, nel corso dei secoli, gravi conseguenze sulla comunità locale. A causa della peste di metà ‘600 intere famiglie vengono decimate.

Meno pesante è il bilancio del colera del 1836-1837. Per quanto riguarda i terremoti se ne ricordano di sconvolgenti, nel 1349 e nel 1561, quando la facciata dell’Abbazia di Monteplanizio viene distrutta, così come nel 1706, quando il paese venne totalmente raso al suolo.

Lettopalena Panoramica

Nel 1860, con l’Unità d’Italia, in alcuni centri, compreso Lettopalena, scoppiano rivolte e tumulti contro il Re Vittorio Emanuele II; il processo di unificazione porta all’isolamento delle regioni più decentrate e povere, e il borgo, lontano dalle sedi decisionali, subisce un declino inevitabile. Le attività agricole, la pastorizia, l’allevamento di bestiame e la produzione di vino non bastano più a soddisfare le esigenze della popolazione. Molte famiglie vivono in miseria e iniziano i processi migratori: si cerca lavoro altrove e per lunghi periodi molti uomini lasciano la propria terra per prestare la loro opera altrove, spesso all’estero.

Un altro duro colpo è inflitto alla comunità nel corso della II Guerra Mondiale, quando il borgo viene completamente raso al suolo.

Da vedere

L’Abbazia di Santa Maria in Monteplanizio risale al XVI secolo. La facciata è rappresentata da una parte centrale più alta, che corrisponde alla navata, e da due parti laterali più basse che corrispondono alle navate laterali.

L’unico portale d’accesso ha una cornice in pietra ed un architrave . Il viale d’accesso è costituito da resti e capitelli che forse provengono dalla chiesa di San Nicola.

Di grande importanza è un quadro conservato all’interno dell’Abbazia di Monteplanizio, “La Sacra Famiglia “. Si tratta di un’enorme pala d’altare dipinta da Oreste Recchione nel 1902.

Il tema affrontato in questo dipinto è il senso della famiglia, che rievoca, oltretutto, gli ambienti e la quotidianità della vita che si svolgeva nei cortili delle case di quel periodo, fra le faccende femminili e il lavoro degli artigiani.

Lettopalena striscia

Così Francesco Verlengia, studioso di Storia e di Arte ne descrive la scena: “è intima e raccolta: in ambiente aperto e luminoso, delimitato nel fondo dal muro di una casa e da un muretto di cinta, al di sopra del quale alcuni alberi proiettano le loro masse verdi e si stende un tratto di cielo con nuvole biancastre, siede la Vergine coperta da un manto azzurro e da un velo in atto di aggomitolare il filo di una matassa, che, di fronte a Lei, con le braccia aperte, sostiene il piccolo Gesù. Più in là, in secondo piano, presso un banco, S. Giuseppe attende al suo lavoro”.

Sita nel borgo antico, sorge la ex Chiesa di San Nicola di Bari edificata nel XII secolo. La chiesa, a tre navate, fu ricostruita alla fine del XIX secolo, dopo il terremoto del 1933 e restaurata dal Genio Civile, per poi venire distrutta nel corso della II Guerra Mondiale. La chiesa rimarrà abbandonata, così come il resto del paese, che verrà ricostruito nella pianura di Monteplanizio.

Tutt’oggi sono visibili i ruderi su cui cresce rigogliosa la flora.

Poco fuori il paese sono ancora presenti resti di mura ciclopiche, enormi blocchi di pietra squadrati..

Da gustare

Tra i prodotti tipici di Lettopalena troviamo in primo piano il caciocavallo, formaggio stagionato a pasta filata, prodotto con latte vaccino e dalla caratteristica forma a sacchetto.

Il sapore e il profumo dei salumi e delle carni sono sempre particolari e variano in funzione della quantità degli aromi utilizzati nella loro preparazione.

Nella gustosa cucina abruzzese, e in particolare in quella teatina, si possono assaporare decisi piatti arricchiti con spezie di ogni genere, come il peperoncino rosso piccante e quello rosso dolce, così come non si possono non assaggiare le conserve preparate con i pomodori locali.

Lettopalena Caciocavallo

 

Cosa fare

Immerso nella natura, il territorio è ricco di aree di grande pregio ambientale: a pochi passi da Lettopalena, infatti, troviamo il Parco Nazionale della Majella e il Pnalm – Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. Il territorio è dunque luogo ideale per gli amanti del trekking, del cicloturismo, dell’equitazione, della pesca e dell’enogastronomia, ma anche zona interessante per intraprendere un percorso turistico storico, culturale e religioso.

Dal punto di vista ambientale l’attrattiva di maggior interesse è, senza dubbio, la località “Fonte della Noce”, un vasto prato a 1020 metri di quota, valorizzato dalla presenza di acque sorgive e di boschi che si inerpicano fino a raggiungere le impervie cime dei Monti Pizzi.

Lettopalena Arcobaleno

A pochi chilometri di distanza si trovano le Grotte del Cavallone, immerse nel Parco della Majella, visitabili per circa un chilometro lungo il quale si snodano sale e cunicoli, i cui nomi sono stati immortalati dai versi dannunziani.