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Nel dialetto locale, Sauris è detto Zahre. La difficoltà di accesso, l’asprezza del territorio e la presenza di una popolazione di lingua tedesca hanno alimentato all’esterno il mito di una comunità isolata, nella quale sarebbero rimasti intatti nei secoli l’ambiente, la lingua, le tradizioni. Ma la storia insegna che non esistono “isole”. I documenti e gli studi hanno ampiamente dimostrato che fin dall’inizio la gente di Sauris ha aperto sentieri, ha superato i valichi e i monti, ha intessuto rapporti con le popolazioni confinanti, barattando con loro i prodotti, imparando le loro lingue e osservando le loro consuetudini.

Il Borgo di Sauris

Una peculiarità del paesaggio saurano è rappresentata dalle tipologie architettoniche. Le abitazioni ed i rustici si sviluppano solitamente su due piani, quello inferiore in pietra, seminterrato e quello superiore in legno, realizzato con la tecnica dei block bau (tronchi di legno sovrapposti e incastrati agli angoli). Il tetto è rivestito in scandole di legno. Meritano una visita i due nuclei principali di Sauris di Sopra e Sauris di Sotto, recentemente ristrutturati, in cui risultano evidenti gli influssi dell’architettura d’oltralpe.

A Sauris si parla ancora, accanto all’italiano e al friulano, una lingua antica ed affascinante. Si tratta di un dialetto tedesco, appartenente al gruppo linguistico del bavarese meridionale. Esso presenta notevoli affinità con i dialetti carinziani e tirolesi. Da un lato la lingua saurana (de zahrar sproche) ha risentito nel tempo del contatto con le popolazioni confinanti, parlanti lingue romanze, dall’altro essa conserva molti tratti arcaici, derivati dal tedesco parlato nel XIII secolo (mittelhochdeutsch), quando la comunità fu fondata. Per questo da oltre un secolo studiosi italiani e stranieri si interessano della lingua locale. Proprio gli studi linguistici hanno permesso di individuare la zona di provenienza dei primi abitanti e l’epoca della colonizzazione. Per secoli la lingua saurana ha avuto un utilizzo quasi esclusivamente orale; dalla metà dell’Ottocento essa ha anche una tradizione scritta e ha conosciuto una notevole produzione poetica, che dura fino ai giorni nostri.

Anche le architetture tipiche risentono della tecnica costruttiva tedesca: sono stavoli realizzati in pietra nella parte inferiore e in legno in quella superiore, con il fienile costituito da tronchi sovrapposti che si incastrano tra di loro agli angoli (tecnica del blok bau), e copertura in scandole di legno.

A contribuire allo scenario incantevole e senza tempo di Sauris c’è il lago. La storia del lago di Sauris, che, con la sua seducente bellezza, si impone al visitatore poco prima dell’arrivo in paese, ha origine negli anni ’40 del XX secolo. Nel 1941, per fini idroelettrici vennero iniziati i lavori per la costruzione di un imponente sbarramento sul torrente Lumiei. La diga, inaugurata nel 1948, presentava un’altezza di ben 136 metri e, all’epoca era la più alta d’Italia e una delle maggiori d’Europa. Con la costruzione della diga si formò un bacino artificiale, l’attuale lago, con una portata d’acqua di oltre 70 milioni di metri cubi.

Altro elemento caratteristico delle Carnia e di Sauris sono le malghe proprio perché lo sfruttamento dei pascoli che si estendono oltre la linea del bosco ha contraddistinto per secoli l’economia rurale delle valli alpine. L’alpeggio rappresentava la fase conclusiva di un processo che iniziava in primavera, quando venivano utilizzati i pascoli oltre il limite del paese, e terminava in estate, con il pascolo in quota.  La malga può essere considerata una sorta di micro-universo produttivo, costituito da un esteso terreno dedicato al pascolo del bestiame e da alcuni fabbricati: le stalle, per il ricovero degli animali e la casera, dove alloggia il personale e dove la materia prima, il latte, viene trasformato in prodotti finiti, formaggi, ricotte e burro. Attraverso la rete viaria di collegamento tra fondovalle e pascoli in quota, è possibile raggiungere agevolmente le malghe e le casere durante un’escursione o per un soggiorno e scoprire, così, una parte dell’antica cultura e delle tradizioni dell’area alpina.

Sauris Val Lumiei

 

La Storia

La leggenda vuole che la comunità di Sauris sia stata fondata attorno al XIII-XIV secolo da due soldati tedeschi che, stanchi della guerra, fuggirono dal loro paese rifugiandosi in questa valle isolata ed impervia. Sembra che l’immigrazione sia avvenuta in realtà dalla valle di Lessach e dalla Pusteria nel XIII secolo.

Lo storico Giordano Brunettin fa risalire invece l’occupazione della zona alla metà del XIII secolo. Il primo documento che attestava l’esistenza della località, un atto di eredità perduto, risale al 1280. Si è conservato solo un documento del 1318 in cui si parla di Sauris, riguardante anch’esso un’investitura feudale.

Tra il 1941 e il 1948 venne costruito l’impianto idroelettrico della Val Lumiei e la relativa diga, nonostante si fosse in piena guerra. Proprio per la scarsità di uomini che ciò comportava vennero coinvolti nella costruzione anche 300 prigionieri di guerra neozelandesi. La località La Maina venne sommersa dal lago artificiale, e ne restano i ruderi sott’acqua.

Oggi Sauris ha circa 400 abitanti che, interpretando in chiave moderna alcune delle attività tradizionali (artigianato, produzioni agroalimentari di nicchia) o sviluppando forme di accoglienza turistica a misura d’uomo, continuano a convivere con un ambiente che, dopo secoli, rimane ancora la risorsa più preziosa.

Sauris Legno

 

Da vedere

Da non perdere il Santuario di Sauris di Sotto, dedicato al patrono sant’ Osvaldo re di Northumberland. Il santuario è di straordinaria bellezza e sorge ad un’altitudine di circa 1200 m. Nei dintorni si possono scoprire numerosi e mozzafiato sentieri natura. Nei mesi invernali il territorio offre 6 km di piste da sci, adatte sia per lo sci alpino e sia per lo sci di fondo. Inoltre, lungo le numerose montagne del comprensorio vengono organizzate escursioni in quota con il gatto delle nevi e con le racchette da neve (ciaspole). Nei mesi estivi le montagne si trasformano in luoghi ideali per passeggiate e percorsi di trekking a piedi, a cavallo ed in mountain bike.

Numerose sono le escursioni volte alla visita ed alle scoperta delle numerose malghe, distribuite uniformemente nei monti circostanti. Generalmente per malga si intende il pascolo posto oltre il limite della vegetazione arborea, da circa 1500 m in su, unitamente al complesso dei fabbricati necessari all’esercizio della pastorizia: la casera, dove alloggia il personale e viene lavorato e conservato il prodotto, e i ricoveri per gli animali, le stalle o logge. Pittoresca è la chiesetta gotica di S. Lorenzo a Sauris di Sopra, in stile austriaco. E’ possibile anche visitare il CENTRO ETNOGRAFICO ‘S HAUS VAN DER ZHARE, a Sauris di Sopra, il quale svolge attività di ricerca e riproposizione attraverso mostre ad hoc della cultura locale e degli aspetti più importanti della piccola comunità dalle origini tedesche, ed il CENTRO STORIOGRAFICO, a Sauris di Sotto, il quale ospita un’esposizione incentrata sulla storia di Sant’Osvaldo.

Da gustare

Tra i prodotti che il piccolo borgo può vantare abbiamo la ricotta affumicata prodotta nelle malghe ed in alcune latterie delle valli montane del Friuli. Di forma compatta e dal gusto inconfondibile, deciso, leggermente affumicato, richiama tutti i sapori e gli aromi del buon latte di montagna. Ideale grattugiata sulla pasta o meglio ancora sugli gnocchi di zucca, anche da sola è un piatto appetitoso. Unita ad una buona fetta di polenta e accompagnata ad un bicchiere di vino rosso è una delizia per il palato.

Tra i cult in assoluto abbiamo la birra e il prosciutto. Il prosciutto crudo dolce, il prosciutto crudo affumicato e lo speck sono il fiore all’occhiello dei prodotti saurani. Le genti che nel secolo XIII, provenienti dal Tirolo e dalla Pusteria, si insediarono nella vallata, importarono la tradizione delle popolazioni germaniche di lavorare e conservare attraverso l’affumicatura, la carne e le cosce suine per i lunghi periodo invernali. E’ dal connubio di antiche tecniche e tradizioni che derivano le caratteristiche inconfondibili di un prodotto conosciuto ed apprezzato per la sua unicità. La tradizionale preparazione dei prosciutti tipici di Sauris impone un’affumicatura dolce, effettuata esclusivamente con essenza di legno di faggio. La loro stagionatura richiede ben 18 mesi, durante i quali gli aromi e l’aria finissima di Sauris compiono un vero e proprio miracolo. Lo speck affumicato, invece, richiede una stagionatura di circa 6 mesi.

La birra di Sauris, la Zahre Beer, è una birra artigianale, di elevata qualità, integrale, non pastorizzata, ne’ filtrata. La famosa birra deriva il suo pregio dalla preziosissima acqua di Sauris, componente fondamentale per una birra naturale di alta qualità. I due principali tipi di birra, la Pilsen Chiara e la Vienna Rossa, vengono prodotti utilizzando l’acqua che nasce e sgorga fresca e frizzante dalle sorgenti di Sauris, ricca di sali minerali, lontana dallo smog e dall’inquinamento atmosferico presente nei centri industriali. La purezza di quest’acqua unitamente all’equilibrio naturale delle sue caratteristiche fisico-chimiche, non rende necessario alcun ulteriore trattamento aggiuntivo. L’ultima nata, la “Birra affumicata”, è ideata appositamente per accompagnarsi ai ben noti salumi di Sauris. Tutto questo fa della birra di Sauris una birra tipica ed eccezionale.

E poi ancora, visitando Sauris, non potrete fare a meno di assaggiare anche il suo miele, il formaggio carnico, prodotto nelle numerose malghe della zona, e i piccoli frutti.

Sauris Fornaggio

 

Cosa fare

Molte abitudini della popolazione saurana sono frutto dell’affascinante sintesi di diverse culture, prime fra tutte quella tedesca e quella carnica, che hanno contribuito alla peculiare identità della comunità. Oltre ad aspetti ed elementi della cultura materiale, è soprattutto nell’ambito religioso e simbolico che si sono conservate le tradizioni più interessanti e vitali.

Nel periodo tra Natale e l’Epifania si svolgono le questue augurali. Nel Giro della Stella giovani e adulti percorrono le varie borgate, in date diverse, con una stella colorata ed illuminata, eseguendo antichi canti augurali natalizi in tedesco antico, italiano, latino (i Canti della Stella, Stearnliedlan). Il primo giorno dell’anno sono i bambini a girare per i paesi, passando di casa in casa, cantando una filastrocca augurale in saurano e ricevendo in cambio dolcetti, frutta secca e qualche soldino. A Lateis, nello stesso giorno, i cantori adulti vanno anch’essi di casa in casa col canto del Veni Creator Spiritus.

Durante il  periodo pasquale i bambini girano per le strade con le loro chiassose raganelle (kretcars e tovln). Lo strepito di questi strumenti sostituisce il suono delle campane, mentre nelle chiese si commemora la Passione e Morte di Cristo. Particolarmente suggestiva è la Via Crucis del Venerdì Santo, a Sauris di Sopra, durante la quale viene portata in processione la croce con i simboli della Passione. Nelle varie frazioni si celebrano le feste dei santi patroni e alcune ricorrenze mariane. In queste ed in altre festività religiose si svolgono le benedizioni rituali (acqua, sale e frutta all’Epifania, pane a Pasqua, il mazzo benedetto l’8 settembre, festa della Natività di Maria).

La terza settimana di settembre si svolge il pellegrinaggio al santuario carinziano di Maria Luggau, una tradizione radicata nei secoli passati, abbandonata agli inizi del ’900, recuperata negli ultimi decenni. Il percorso a piedi si snoda attraverso la Val Pesarina e la vallata di Sappada, dove i pellegrini saurani e di altri paesi si aggregano a quelli sappadini per raggiungere il santuario nel Lesachtal.

Il Carnevale è un altro momento della tradizione recuperato negli anni novanta del secolo scorso. Le maschere, suddivise in belle (scheana schembln) e brutte (schentana schembln), indossano, a seconda della tipologia, vecchi indumenti e cappellini con fiori di carta e nastri colorati e hanno sul volto maschere di legno, velette o semplicemente fuliggine (rues). Altre figure del carnevale saurano sono il Rölar ed il Kheirar. Al richiamo del Rölar, col suo cinturone di rumorosi campanacci (röln), le maschere si radunano e girano per le vie del paese, seguendo il Kheirar e i suonatori. Una volta il Kheirar, armato di una grande scopa da stalla, entrava nelle case ed invitava le coppie di maschere a ballare, a turno, spazzando il pavimento tra l’uscita di una coppia e l’ingresso dell’altra, per cacciare simbolicamente l’inverno e le forze negative e far posto al nuovo e alla primavera.

E ancora il 6 gennaio c’è il Sedere della Belhin, a luglio la festa del prosciutto e il periodo natalizio il tradizionale mercatino.

Sauris Tradizioni

 

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