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Con la sua pista da sci di fondo, che si snoda per 5 km lungo i boschi di  Tredolo, Forni di Sotto, località di villeggiatura estiva e invernale, esibisce il fascino tipico dei paesi dell’Alta valle del Tagliamento. Compreso tra due rilievi montuosi al centro dei quali scorre il fiume, il borgo sorge nel territorio del Parco Naturale delle Dolomiti Friulane, la più grande oasi verde protetta della Regione che, con quasi 37.000 ettari di terreno, è dal 2009 patrimonio mondiale dell’Unesco.

Protagoniste dell’ambiente montano sono le suggestive scenografie dolomitiche, in corrispondenza della Dolomia Principale.

Tale roccia di aspetto compatto e colore spesso rosato, ha avuto origine da fanghi depositati in età norico-retica (tardo Triassico).

Il Borgo di Forni di Sotto

Forni di Sotto è il Comune più esteso della Carnia e dell’intera provincia di Udine, con i suoi 9.354 mq di superficie. L’altitudine media del territorio è di 777 m slm, e varia da un minimo di 550 mt, nel punto più basso del greto del Tagliamento, a un massimo di 2478 mt del Monte Pramaggiore.

Il paese è punto di partenza ideale per compiere escursioni sulle vette che lo circondano e per passeggiare nei sentieri del parco naturale. Le fitte faggete, che circondano la zona, oltre che assolvere a funzioni produttive, hanno l’importante compito di difesa idrogeologica dei versanti, soggetti all’attività erosiva.

Tra le cime più significative ci sono, a Nord, il monte Bivera (2474 mt) e il monte Tinisa (2100 mt), il monte Ranculin (2096 mt), il monte Zauf (2246 mt) e il Colle di Montovo-Maltauf (1870 mt). Il rilievo a Sud annovera invece il monte Pramaggiore (2478 mt), il monte Chiarescons (2168 mt), la punta del Mezzodì-Pic di Miesdi (1923 mt) e il Cimon di Agar (1932 mt).

L’ubicazione, la morfologia del territorio e il clima sono stati elementi che, negli anni, hanno concorso a determinare le sorti del paese e quelle dell’intera comunità. La pagina più dolorosa della storia di Forni di Sotto risale alla lotta di liberazione nazionale; è il  26 maggio 1944 quando le truppe tedesche, appoggiate da repubblichini friulani, incendiano l’intero paese per rappresaglia, distruggendolo.

Della sua tipica architettura di montagna, con le piccole case in pietra e i ballatoi in legno, rimane ben poco. Oggi, dopo la quasi totale ricostruzione, ha l’aspetto di un paese moderno. Su alcune abitazioni, però, sono ancora leggibili affreschi devozionali settecenteschi, opere di Francesco Colussi.

La Storia

Forni di Sotto vanta lontane origini romane, come testimoniato dai toponimi e dai numerosi ritrovamenti di monete e di tombe. La scoperta di una lancia in bronzo, reperita un secolo fa nei pressi della casera Geveada, ci offre testimonianza che queste località siano state abitate da gente carnica, di origine gallico-celtica, già in epoca preromana.

Nel 2008 ha luogo la prima campagna di scavi sul sito “Pra di Got”, dove si trovano ancora resti di una fortificazione tardo romana, o comunque altomedievale. La comunità fornese, sotto l’aspetto politico, militare, economico, sociale e religioso, è strettamente legata alle vicende storiche della Carnia e del Friuli.

Vicende che vanno, a grandi linee, dall’epoca preromana al dominio di Roma, dalle invasioni barbariche ai Longobardi, dall’impero Carolingio alle invasioni ungariche, dal dominio del Patriarcato di Aquileia e del Sacro Romano Impero alla Signoria Veneta, dalla conquista napoleonica agli Asburgo che esercitarono la loro egemonia su queste terre martoriate, fino al compimento dell’Unità d’Italia.

Tuttavia in questo grande arco storico, Forni di Sotto è protagonista di fatti e avvenimenti che contribuiscono a conferire a questo villaggio una propria fisionomia e un proprio carattere e, altresì, a legare il suo nome alla storia del primo e del secondo Risorgimento nazionale.

Forni di Sotto vista

Masselane, Duca di Baviera, “…per amor di Dio e per la salute del suo sovrano Carlo Magno, dona all’abate ed ai monaci di Sesto (Sesto al Reghena) la villa di Forno e le sue pertinenze…”. Il nome Forno – oggi Forni – va collegato con ogni probabilità alle miniere esistenti a quei tempi nella zona da cui pare sia derivato il nome dei due villaggi – Forni di Sotto e Forni di Sopra – che per molti secoli hanno marciato insieme. Non si è in grado di dire a quale dei due villaggi il documento si riferisca. Chi lo riferisce a Forni di Sopra trae argomenti dall’esistenza in quel comune di una frazione denominata “Cella”. Potrebbe invece trattarsi di Forni di Sotto, e della Pieve Matrice (una delle undici antiche Pievi della Carnia). È documentata una lunga controversia tra i due Forni, relativa proprio alla preminenza delle rispettive chiese, risolta parzialmente nel XV secolo (cfr. il testo, edito dalla Parrocchia e dal Centro di Cultura Popolare fornese, “Mi poni achì”, ed. 2003).

Nel 1326 Forni di Sotto e Forni di Sopra, con i rispettivi territori, passano in feudo alla nobile famiglia friulana dei Savorgnan (da qui il nome Forni Savorgnani che indica entrambi i comuni) che vi mantengono il proprio domino fino al 1797, anno della caduta della Repubblica di Venezia. Entrati a far parte dei possedimenti degli Asburgo, tornano all’Italia nel 1866, al termine della terza guerra di indipendenza.

Ai fornesi va attribuito il merito di essersi battuti, nel corso della storia, non soltanto per l’autonomia dei loro villaggi, ma per la libertà e l’indipendenza del Friuli, del Veneto e dell’intera madre Patria. I fornesi, guidati da Vincenzo Tonello, offrono un notevole apporto ai moti popolari che caratterizzano la Carnia nel primo immediato dopoguerra (1920-21-22, ormai in pieno fascismo), culminati con l’occupazione simultanea di tutti i comuni della Carnia, Val Fella e Val Canale e con l’interruzione della linea ferroviaria Udine-Vienna, azione che mira a richiamare l’attenzione del governo di Roma e della stampa nazionale sulle disperate condizioni dei reduci di guerra, abbandonati a se stessi, senza denaro, senza lavoro e con i passaporti bloccati.

Da vedere

Caratteristiche del paese sono le ottocentesche fontane di Treddo (1843), di Basella e Vico (ca.1840), tra le più belle della Carnia, testimonianze del passato scampate all’incendio del ‘44.

Da vedere anche la chiesa parrocchiale, che conserva un’importante statua lignea di Domenico da Tolmezzo, e la chiesetta votiva di San Lorenzo, poco fuori paese. Gli affreschi che in gran parte la ricoprono (Dottori della Chiesa, Annunciazione, Martirio di San Lorenzo eccetera) costituiscono uno dei più felici raggiungimenti dell’arte di Gianfrancesco da Tolmezzo (1942), cantastorie del paese dalla ricca vena poetica.

Anche la natura ha un ruolo importante nella godibilità della zona. Di notevole suggestione è la visione d’insieme della vallata che si presenta a chi, giungendo da Ampezzo, si avvicina alla sella di Cima Corso: con il paese adagiato su una vasta pianura, incorniciata dalle prime Dolomiti.

La teleferica della Val Poschiadea è un manufatto ricostruito integralmente e posizionato così come si sarebbe potuto osservare fino ai primi anni Sessanta. Un’opera di archeologia forestale, una stretta parente delle attuali funivie, che un tempo veniva utilizzata per trasportare a valle il legname tagliato nei boschi più lontani e impervi.

Il Centro Visite del borgo ospita la Mostra “Le tipologie Forestali del Parco”, che illustra le caratteristiche forestali e le modalità di utilizzazione nel tempo. Ad esso è collegato un suggestivo percorso che risale la vicina Val Poschiadea, interessata dall’installazione della vecchia teleferica.

Da gustare

L’alimentazione della zona si basa sostanzialmente sui prodotti offerti dalla terra. I pasti tradizionali pertanto comprendono: polenta, legumi, derivati del latte, carne e uova.

Oggi possiamo trovare diversi locali che preparano e offrono i piatti “di una volta”, a base di prodotti tipici tradizionali. Le ricette comprendono il come frico con polenta, formaggio fritto con patate accompagnato dalla polenta, che ne esalta il sapore. La bresaola è un altro prodotto caratteristico, si tratta di carne secca che viene salata, essiccata e infine affumicata; da non perdere inoltre l’insalata di tarassaco con il lardo e la frittata con le erbe, famosa specialità friulana in cui all’uovo vengono aggiunti diversi tipi di erbe tra cui il silena vulgaris, i turioni di pungitopo, il tarassaco e le punte di ortica.

Cosa fare

Situato all’interno del Parco Naturale delle Dolomiti Friulane, Forni di Sotto è la località ideale per fare trekking ed escursioni: da provare, in particolare, il Sentiero Val Poschiadea e Forcella Lareseit. L’ambiente che questa escursione ci porta a scoprire è compreso nella principale area di collegamento tra la vallata dell’alto Tagliamento e quella dell’alta Valcellina. Il percorso risale la Val Poschiadea, sensibilmente soggetta ad attività erosiva, ma allo stesso tempo ben difesa dalla presenza di una consistente copertura boschiva.

A fine agosto gli appassionati di trekking possono approfittare dell’evento “Sky Race delle Dolomiti Friulane” per attraversare la catena montuosa lungo il sentiero denominato “Truoi dai Sclops”, sentiero delle Genziane. Quattro vallate e tre forcelle tutte a quota superiore ai 2000 metri per uno sviluppo complessivo di 20 Km ed un dislivello di 3400 metri (1700 in salita ed altrettanti in discesa). Il tutto in un ambiente incontaminato e riconosciuto dall’UNESCO come Patrimonio dell’umanità. La traversata richiama fino a 700 iscritti provenienti da Italia ed estero. Altra corsa, che si svolge a Ferragosto, è la “Ciaminada”. Il percorso si snoda su sentieri e piste di fondovalle e permette sia ad adulti che a bambini di partecipare.

Consigliata agli amanti delle gastronomia la “Festa del Fungo” che si svolge i primi di settembre, occasione per conoscere i frutti del territorio a tavola e stare insieme.

Forni di Sotto Prato

 

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