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Comune della regione storica della Barbagia, Bitti (Bitzi in dialetto locale), è un borgo di quasi 3.000 abitanti che sorge in provincia di Nuoro e fa parte dell'Unione dei Comuni del Montalbo

Il Borgo di Bitti

Bitti sorge in un territorio di montagna ricco di sugherete, in una valle circondata dai colli di Sant’Elia, di Monte Bannitu e di Buon Cammino. Il borgo si dispone ad anfiteatro: le abitazioni, nel corso dei secoli, si sono sviluppate intorno a un nucleo storico rappresentato dalla chiesa di San Giorgio e, nel centro storico, si possono ancora ammirare le antiche costruzioni in pietra tipiche della zona.

La comunità locale si caratterizza per un forte sentimento religioso che ha portato nel tempo a costruire 20 chiese all’interno del territorio comunale. Altra peculiarità del paese è la tradizione del canto a tenore, famoso in tutta l’Isola e al di là dei suoi confini.

La Storia

Secondo gli studiosi, il nome “Bitti” sarebbe da ricondurre al periodo preromanico e alla parola “Bitthe” che appare in un documento risalente al 1170 a.C.

I primi insediamenti nel territorio risalgono a un periodo notevolmente precedente, prima del 3000 a.C., con il popolo dei Balari. In un secondo tempo si stabilirono nella zona i romani che, dopo una lunga resistenza dei Balari, si unirono alla comunità locale dando vita a un vero e proprio nucleo urbano.

Durante il medioevo, il territorio di Bitti venne incorporato nel Giudicato di Gallura, mentre in seguito subì la dominazione pisana. Nel XIV secolo divenne parte del Giudicato di Logudoro fino a quando i piemontesi determinarono l’abolizione del feudalesimo.

Da vedere

Bitti sorge in un territorio incontaminato ricco di sugherete e sculture granitiche imponenti e suggestive. Nei pressi del paese sorge l’oasi del Littos, una bellissima distesa di macchia mediterranea ricca di piccoli laghi e vegetazione lussureggiante. A poca distanza dal centro storico si trova poi il monte Tepilora, che si caratterizza per la sua forma triangolare. Nella zona di Crastazza si possono percorrere gli antichi sentieri una volta “vissuti” solamente dai carbonai e che oggi permettono passeggiate a piedi, in bicicletta o a cavallo. La cascata di S’Illorai spicca tra i dirupi, ed è circondata da profumatissime macchie di rosmarino e lavanda.

Ma l’elemento storico e archeologico che meglio definisce e caratterizza il borgo è il sito archeologico di Romanzesu, a circa 13 chilometri dal paese. Questo complesso abitativo venne alla luce alla fine degli anni Ottanta, durante uno scavo, quando i ricercatori videro emergere una vastissima area insediativa composta da una decina di capanne e 5 edifici monumentali in granito che, originariamente, dovevano avere una funzione cultuale e cerimoniale. Oggi il complesso è al centro di un percorso di tutela e salvaguardia che si pone come obiettivo la creazione di un vero e proprio parco archeologico.

Altre mete per chi è interessato a scoprire la storia e l’archeologia locale sono le Tombe di Giganti di Guore e di Solle, e il santuario dedicato alla Madonna del Miracolo.

Infine, due sono i musei che meglio raccontano le radici e le tradizioni del territorio, il Museo della Civiltà Contadina e Pastorale e il Museo Multimediale del Canto a Tenores.

Il Museo della Civiltà Contadina e Pastorale è situato in un edificio che riproduce l’antica architettura locale, con portico, scale in granito, pavimenti e soffitti in legno. Sorge nell’antico quartiere di Monte Mannu e rappresenta un vero e proprio viaggio nella memoria e nel passato, tra oggetti di uso quotidiano e racconti di attività tradizionali, come la produzione del pane carasau e l’uso di utensili come aratri, carri e falci. Altre sezioni del museo raccontano invece le antiche botteghe di fabbri e calzolai, il lavoro della tessitura e l’arredamento tipico delle case di una volta. Il Museo del Canto a Tenores, invece, rappresenta un centro molto importante per quanto riguarda gli studi sulla polifonia della Sardegna centrale. Il centro collabora con gli altri paesi nei quali questa tecnica di canto è praticata ancora oggi, e si propone di diventare punto di riferimento per la ricerca e l’incontro di studiosi, gruppi di cantori e appassionati.

Da gustare

La tavola di Bitti racconta chiaramente l’antica tradizione pastorale del territorio e i piatti più caratteristici sono essenzialmente derivanti dalla lavorazione del latte, come i formaggi pecorini e caprini.

Tra gli altri prodotti tipici della cucina locale, spicca la produzione del pane carasau, della salsiccia e dei vini.

Cosa fare

Gli eventi e le manifestazioni festeggiate a Bitti sono in parte legate al calendario di ricorrenze della Sardegna, e in parte derivano dalla tradizione locale.

La sera del 16 gennaio di ogni anno si celebra la festa di S. Antonio Abate con l’accensione del tradizionale falò nel piazzale delle due Parrocchie di S. Giorgio Martire e SS. Salvatore. Durante il periodo pasquale, ancora si tramandano gli antichissimi riti della Settimana Santa e in particolare i suggestivi momenti de “S’iscravamentu” e “S’incontru”.

Il 23 aprile si festeggia San Giorgio Martire, patrono del Borgo e, la seconda e la terza domenica di maggio la comunità si reca nel Santuario dell’Annunziata, per 12 giorni, per celebrare la ricorrenza in onore della Santa.

Durante tutto l’anno vengono organizzate inoltre altre numerose feste campestri, della durata di un giorno, con celebrazione di una messa in onore del Santo e il pranzo comunitario a seguire.

Dal 26 dicembre al 6 gennaio si svolge “Su Nenneddu”: una statua antichissima del Bambin Gesù viene portata nelle case del paese, onorata da canti sacri e festeggiata con vini locali e dolci tradizionali. L’evento è organizzato dal Coro Polifonico Oches de S’Annossata.

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