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Tra distese pianeggianti e rilievi collinari, pozzi, grotte e doline tipiche dei territori di natura calcarea, sorge Turi, borgo della provincia di Bari.

Il Borgo di Turi

Turi, chiamato “Tùre” in dialetto locale, è una cittadina che fa parte della città metropolitana di Bari. Sorge a circa 30 chilometri dal capoluogo regionale, sui primi contrafforti dell’altopiano delle Murge, a un’altitudine media di circa 250 metri sul livello del mare.

Il centro storico di Turi conserva ancora alcune strade lastricata con le vecchie “chianche”, come via Sant’Andrea. Queste stradine, strette e tortuose, si insinuano tra case e palazzi, portali decorati e balconi con ringhiere in ferro battuto e riportano, chi le attraversa, ai tempi antichi che qui hanno lasciato visibili le loro tracce e le loro atmosfere.

Il borgo è conosciuto per essere stato luogo di detenzione di Antonio Gramsci e Sandro Pertini.

La Storia

Borgo di origini bizantine, inserito però in un territorio abitato fin da tempi remoti, potrebbe essere stato edificato sulle rovine dell’antica Thuriae, da cui avrebbe ereditato il toponimo.

L’abitato ha seguito nei secoli le vicende storiche della sua provincia, subendo il dominio di diversi feudatari, dai principi baresi agli Acquaviva, dai Caracciolo ai Moles e ai Venusio.

Dopo l’abolizione del feudalesimo, a partire dall’inizio dell’Ottocento, non ci furono vicende di particolare rilievo, fino a quando, tornato sotto il dominio dei Borboni a seguito del Congresso di Vienna, partecipò alle vicende nazionali e internazionali che coinvolsero tutta la zona.

Da vedere

Tra gli edifici religiosi che caratterizzano l’abitato di Turi, la Chiesa Matrice è quello di fondazione più antica ma fu profondamente rimaneggiata nel ‘700. Il Campanile, edificato intorno al 1730, è la più alta torre religiosa del borgo, caratterizzato in cima da quello che viene chiamato “cipollone”. La Cappella dei Santi Medici è l’unica della Chiesa Matrice a non essere stata interessata dalle trasformazioni subite dall’edificio nel settecento. Sull’altare si notano tre nicchie, nelle quali si trovano le statue policrome della Madonna della Stella, dei Santi Cosma e Damiano, in alto l'Eterno Padre.

Seconda chiesa di Turi per grandezza, la Chiesa di Sant’Oronzo alla Grotta fu edificata nella prima metà del ‘700 per volere dei cittadini e dei frati del convento francescano locale dopo che venne scoperta la grotta dove, come racconta la leggenda, si rifugiò il vescovo leccese Oronzo per sfuggire alle persecuzioni dei romani. La chiesa è stata recentemente restaurata e presenta tre navate e altrettanti altari. Da vedere è l’imponente scala che porta alla grotta sottostante, dove si trovano un altare e un bellissimo "tappeto" di mattonelle maiolicate.

 Tra i pochissimi edifici rimasti della Turi medievale troviamo la Chiesetta di San Rocco o dell’Annunziata. Venne costruita tra l’XI e il XII secolo appena al di fuori del centro abitato con conci regolari di pietra, e si caratterizza per il suo tetto, dove si trovano due tamburi sormontati da piramidi, nelle quali sono inglobate due cupolette. L’unica decorazione dell’edificio, che si presenta alla vista uniforme e compatto, è una serie di denti di sega posti su due file.

Simbolo del periodo medievale è anche il Palazzo Marchesale, risalente al periodo tra l’XI e il XII secolo. Venne ampliato dagli Svevi e dagli Angioini ma, solo a partire dalla metà del Cinquecento, con il nuovo feudatario Francesco Moles, assunse le fattezze di fortezza difensiva, con l’aggiunta di torri e corpi di fabbrica. L’edificio subì una nuova trasformazione nel Settecento, con il passaggio del feudo a Ottavio Venusio di Matera: venne demolito in parte e trasformato nella dimora barocca che ancora oggi possiamo ammirare. Fu infine restaurato negli ultimi anni del 1900.

La costruzione della Torre dell’Orologio risale al 1892. La Torre è il “simbolo laico” della cittadina: inizialmente l’orologio avrebbe dovuto essere posizionato su una torretta del municipio ma, per problemi di staticità, si decise poi di costruire la torre, che fu realizzata dal mastro scalpellino Giuseppe Schettini, su progetto dell'arch. Sante Simone. L’attuale Palazzo Municipale nacque come sede del Collegio dei Padri Scolopi e ospitò anche le Scuole Pie, che si occuparono di impartire l’educazione gratuita a tantissimi abitanti del borgo fino al 1809.

I dintorni del borgo si caratterizzano per la presenza di masserie: in particolare, segnaliamo la masseria Caracciolo, la masseria Petrosino e la masseria Musacco-Gonnelli.

Da gustare

L’economia di Turi è incentrata sull’agricoltura, in particolare sulla coltura delle ciliegie, dette “l’oro rosso di Turi”. Il borgo di Turi è infatti leader nella produzione della Ciliegia Ferrovia, una qualità del frutto che ha molto successo all’estero per il suo sapore e per la sua durezza, che la rende esportabile anche sulla lunga distanza.

Altri prodotti tradizionali che caratterizzano la tavola di Turi sono le mandorle, l’olio e l’uva, utilizzata sia come prodotto da consumare sulle tavole che per la produzione di vino primitivo.

Tra i piatti tipici, che raccontano ancora oggi la tradizione agricola del territorio, ricordiamo i “trònere”, braciole condite con pomodori, peperoncino e cipolla, e la “faldacchèa”, un dolce a base di mandorle, insaporito con cannella, limone e marmellata di ciliegie o amarene.

 

Cosa fare

Tra i numerosi eventi del borgo di Turi quelli più attesi sono la Festa patronale di Sant’Oronzo e la Sagra della Ciliegia Ferrovia.

La festa patronale si celebra dal 24 al 28 agosto. I momenti maggiormente suggestivi sono la processione del 25, con la quale i fedeli accompagnano il busto del santo dalla Chiesa Madre alla chiesa di Sant’Oronzo alla Grotta e il rientro alla chiesa madre il giorno successivo sul Carro Trionfale, tra fuochi d’artificio, musica delle bande e festeggiamenti.

La sagra che celebra il prodotto d’eccellenza del borgo si tiene a giugno, in pieno periodo raccolta. Organizzata dall’amministrazione comunale e dalla Pro Loco locale, si propone di far conoscere il prodotto che più rappresenta l’economia di Turi, ma anche altri prodotti tipici, come i vini, l'olio, le 'zampine' di vitello tritato e aromi vari.