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Circondato dai fitti querceti del Guilcier, storica regione della Sardegna centrale, Norbello occupa quella parte di territorio tra la valle del rio Siddo ed il tavolato del Guilcier, offrendo allo sguardo di abitanti e visitatori un panorama invidiabile.

Il Borgo di Norbello

Adagiato sull’altopiano di Abbasanta, il borgo di Norbello gode di una vista mozzafiato sulla suggestiva vallata di Chenale, a nord della quale è situata la frazione di Domusnovas Canales.

Il centro abitato presenta un’architettura urbana assai caratteristica. Le vecchie case, costruite in pietra scura locale, affacciano, con graziosi balconi ornati da gerani in fiore, sulle viuzze acciottolate del centro storico. La pietra basaltica, utilizzata nella costruzione di gran parte degli edifici, rende il borgo e le sue piazze particolari agli occhi dei visitatori.

Roveri, lecci e sugheri, olivastri e olmi sono le piante che prevalgono nella zona, mentre, a spiccare nella macchia interna, è il lentisco; più rari, ma presenti, anche mirto e corbezzolo.

A caratterizzare il territorio sono anche i numerosi oliveti e vigneti che ricoprono i terreni, affiancati da allevamenti di ovini, suini e bovini. Grande attenzione inoltre è riservata all’allevamento di cavalli selezionati, in particolare, di razza anglo-arabo-sarda.

Importantissima anche la cultura e la tradizione locale. A mantenere vivi gli antichi mestieri, numerose botteghe artigiane presenti nel borgo, dove, ancora oggi, vengono tessuti a mano coperte e tappeti di grande valore.

Norbello, Foto: ©Gianluca Battista
Norbello, Foto: ©Gianluca Battista

 

La Storia

Le antiche origini di Norbello  e Domusnovas Canales sono ampiamente testimoniate grazie ai numerosissimi e importanti ritrovamenti archeologici, il cui orizzonte cronologico prende avvio da fasi neolitiche.

L’origine del nome, Norbello, è probabilmente prelatina, ma la sua denominazione attuale è una parziale italianizzazione della forma locale “Norghiddo” che, nell’XI secolo, faceva parte della curatoria di Guilciber, nel Giudicato di Arborea. Controllato dalle famiglie dei Salinas prima, e dei Delitala fino al 1863, divenne poi indipendente e il suo nome venne sostituito con quello “più italianizzato” di Norbello.

Norbello Foto: ©Gianluca Battista
Norbello Foto: ©Gianluca Battista

 

Da vedere

Numerosi sono gli edifici di culto degni di nota presenti nel territorio norbellese, a partire dalla chiesa parrocchiale dei Santi Giuditta e Quirico. Distrutta da un incendio nel 1781, fu ricostruita dieci anni dopo. Oggi le mura della chiesa conservano, in parte, l’originario impianto romanico.

Merita una visita anche la piccola chiesa della Madonna della Mercede, costruita in pietra vulcanica locale in stile romanico, è stata realizzata su una necropoli cristiana alto-medioevale risalente al VI-VII sec.

Norbello Foto: ©Gianluca Battista
Norbello Foto: ©Gianluca Battista

Da visitare anche la chiesa di San Giovanni, costruita durante il XVI secolo nella periferia nord del paese, la cappella del SS. Rosario e la Chiesa di S. Giuliano, ubicata nella campagna a sud di Domusnovas, su un piccolo promontorio. Su uno dei lati minori si affaccia la porta principale, su cui insiste un archivolto con i conci di trachite in vista. Al centro dell’altare si trova invece la botola che chiude il pozzo sacro legato alla leggenda del santo.

Importantissima per la comunità di Norbello è la borgata dedicata a San Ignazio da Laconi. È caratterizzata dalle casette dei novenanti, dette ‘muristenes’, e dalla chiesa a croce romana, eretta nel 1950 e dedicata al Santo.

Di grande importanza nel borgo di Norbello è il patrimonio archeologico. Nel territorio sono infatti presenti quattro nuraghi a bastione, tra cui il Sirboniga e il Suei e vari nuraghi circolari, a sviluppo verticale, come il Ruiu, il Perdu Cossu e ‘Sa Codina e S’Ispreddosu.

A caratterizzare il panorama, fitti boschi di sughero e querceti, segnati da numerosi sentieri, tra i quali si celano sei fonti sacre e numerose fontane, dalle acque miracolose: Orconale e Montigu, S’Àinas, Sos Bidiles, Ampridorzos, Àlinos, de Seurra e de Sella o Mulinu ‘Etzu. Quest’ultima è indicata dalla tradizione popolare come fonte per la guarigione dei malati.

Da gustare

A Norbello, ancora oggi è possibile degustare i piatti tipici dell’antica tradizione agro-pastorale, preparati secondo le ricette originali.

Diffusa è la lavorazione del latte, ingrediente base nella produzione di eccellenti formaggi e latticini come: “su casu de arbeghe”, “su casizolu”, “sa fresa de attonzu”, “sos culurzones de casu”. Di pari passo a queste produzioni, vi è la preparazione di ottimi salumi e insaccati tra cui: “sa sartizza imbinada”, “su preideddu”, sa mustela”,e  “su salame”.

Numerosi sono i dolci tradizionalmente legati a festività religiose, quali: “sa panischedda”, sas pardulas”, “sas tziriccas”, “sos amarettos”.

Cosa fare

Il ricco calendario di eventi organizzati a Norbello ha inizio con la festa in onore di Sant’Antonio Abate, celebrata con spettacolari fuochi artificiali. La festa è caratterizzata da “Sa Tuva”, il tronco di una vecchia quercia ormai cavo perché vecchio, che viene eretto nella piazza centrale del borgo per essere bruciato la notte tra il 16 e il 17 gennaio, come espressione dell’antico culto agrario della fertilità.

Tra le altre tradizioni spiccano i riti della Candelora, celebrati il 2 febbraio,  e il Carnevale, con balli in maschera nella piazza del borgo, manifestazioni equestri, degustazioni di dolci e pietanze tipiche. Inoltre, non si possono non citare i riti legati alla Pasqua, come la Via Crucis e la solennità della Domenica delle Palme.

Norbello Foto: ©Gianluca Battista
Norbello Foto: ©Gianluca Battista

Gli eventi proseguono poi con i festeggiamenti di San Giovanni Battista il 24 giugno, e quelli in onore di Sant’Isidoro a fine giugno, con gioghi addobbati a festa con ghirlande floreali e prodotti dei campi.

Il 15 luglio si celebra la festa in onore dei patroni, Santa Giuditta e San Quirico.

In autunno, a cavallo tra settembre e ottobre, si svolge invece la tradizionale sagra della vendemmia antica, durante la quale vengono rievocate tutte le fasi della vendemmia utilizzando carri, strumenti antichi, e ottenendo il mosto grazie alla pressatura dell’uva con i piedi nudi.

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