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Il borgo di Moliterno, situato nella provincia di Potenza, sorge arroccato intorno al castello medievale che domina la vallata sottostante.

Il Borgo di Moliterno

Il tipico paesaggio appenninico lucano circonda Moliterno, che si sviluppa avvinghiato al castello di epoca angioina, attraverso pittoreschi viottoli acciottolati stretti e in salita, su cui sfilano antiche abitazioni in sasso ed eleganti palazzi nobiliari.

Moliterno, in Val D'Agri, è uno dei Comuni del Parco Nazionale dell’Appennino Lucano Val d’Agri Lagonegrese​ e si caratterizza per un’economia di carattere prevalentemente agricolo e pastorale ancora legata alle lavorazioni tradizionali.

Nel passato ha dato i natali ad importanti personaggi illustri, letterati, uomini politici, generali, pittori ed alti prelati. Vanta tra i suoi illustri concittadini Ferdinando Petruccelli della Gattina (1815 – 1890), medico, storico, letterato, precursore del giornalismo moderno; il Generale Giuseppe Parisi (1757 – 1829) fondatore dell’Accademia Militare della Nunziatella di Napoli; Giacomo Racioppi (1827 – 1908) storiografo di fama internazionale; Michele Tedesco (1834 – 1917) famoso pittore che fece parte ed insegnò nella Scuola Fiorentina.

La Storia

Le origini di Moliterno si perdono nel tempo, ma pare che il territorio fosse già abitato in epoca preromana. Il centro abitato nacque probabilmente in seguito alla distruzione di Grumentum, fiorente centro commerciale di epoca repubblicana, avvenuta ad opera dei Saraceni tra l’872 e il 975. I grumentini sfuggiti al massacro fondarono un nuovo centro abitato attorno alla torre longobarda. Dominio Normanno, Svevo e in seguito Angioino passò poi sotto il controllo degli Aragonesi fino all’inizio del 1500. Sotto tale dominazione Moliterno fu ceduto ad Antonio Sanseverino e intraprese un periodo molto fiorente nel commercio della lana, degli ovini, dei cereali, l’allevamento e nel settore dell’agricoltura.

Sotto il potere della famiglia Pignatelli le sue sorti iniziarono a cambiare per il meglio, andandosi a configurare sempre più come un vero e proprio ente comunale, favorendo anche lo sviluppo delle scienze, dell’arte e della cultura.

 

Da vedere

Il Castello è il simbolo per eccellenza di Moliterno, una struttura alla quale il borgo è legato indissolubilmente da secoli. Alcuni studiosi sostengono sia stato costruito nel XII secolo mentre altri lo situano in epoca longobarda, come testimonia la torre di avvistamento del primo nucleo, alta 25 metri. Il resto della struttura venne invece completata dai normanni e dalle dominazioni che si susseguirono nel corso dei secoli.

Il centro storico del borgo è estremamente suggestivo con le sue stradine di pietra, le antiche abitazioni e i palazzi nobiliari, molti dei quali ancora perfettamente conservati.

Moliterno Torre
Foto di Spina Fotostudio

Tra le diverse chiese del borgo, particolarmente importante è la chiesa dell’Assunta, con una bellissima faccia settecentesca. La chiesa di Santa Croce, di origine francescana risale anch’essa al ‘600 e conserva diverse opere d’arte di alto valore, come gli altari barocchi, un crocefisso gotico del XVII secolo e un reliquario ligneo.

Tra i numerosi palazzi ancora presenti nel nucleo urbano, da visitare vi sono sicuramente Palazzo Parisi, Palazzo Giliberti, Palazzo Lovito e Palazzo Mobilio-Giampietro.

Palazzo Parisi risale alla fine del ‘800 e oggi ospita alcuni uffici comunali mentre Palazzo Gilberti, nato come convento, è la sede del Comune. Palazzo Lovito prende il nome dalla via in cui è situato, ospitò Giuseppe Zanardelli, Presidente del Consiglio dei Ministri. Lungo la stessa via vi è un palazzo con portale ad arco di pietra, dove nacque il pittore locale Michele Tedesco. Infine, Palazzo Mobilio-Giampietro costruito dai padri Domenicani nel ‘500 proprio a fianco della chiesa del Rosario. Parzialmente trasformato per adattarlo ad uso residenziale, è ancora possibile ammirare il chiostro con volte a crociera e colonne e un pozzo del 1610 con sopra un arco di pietra su cui è incisa la scritta: “SOLI DEO”.

Poco distante dal borgo sorge l’Oasi Naturale del Faggeto, una riserva che custodisce al suo interno diverse specie ed esemplari fondamentali per l’ecosistema della Val d’Agri, area lucana dove è situato il borgo.

Da qualche anno sul territorio comunale è presente una realtà unica per un paese di circa 4000 abitanti, inserito all’interno del Parco Nazionale dell’Appennino Lucano Val d’Agri Lagonegrese, il Sistema Museale Aiello costituito da sei musei, ognuno rappresentato da un tema specifico.
La creazione di questo circuito museale è frutto dell’iniziativa del Prof. Gianfranco Aiello, appassionato collezionista di opere d’arte che ha racchiuso parte della sua vastissima collezione all’interno del sistema museale MAM Musei Aiello Moliterno. 
Il PALAZZO AIELLO 1786 è dedicato al Museo del Paesaggio dei primi dell’ottocento alla seconda metà del novecento italiano.
La CASA DOMENICO AIELLO, ospita veri e propri capolavori d’arte dei grandi pittori dell’Ottocento Lucano (Michele Tedesco, Vincenzo Marinelli, Giacomo Di Chirico).
Il MUSEO VIA ROSARIO CONTEMPORANEA, ospita una collezione permanente di arte contemporanea, di artisti di levatura internazionale.
Il NOVECENTO LUCANO, accoglie i grandi nomi dei pittori lucani (Luigi Guerricchio, Mauro Masi, Gaetano Pompa) con una sala dedicata a Carlo Levi e Josè Ortega, due “lucani d’adozione”.
Il MUSEO DELLA CERAMICA DEL ‘900, ospita prevalentemente opere del cosiddetto periodo tedesco della Ceramica Vietrese, con una particolare attenzione per i grandi artisti-artigiani a partire da Guido Gambone ed i Fratelli Procida.
La BIBLIOTECA LUCANA Angela Aiello, ospita una raccolta di libri e stampe sulla Basilicata che va dal seicento fino al novecento e i testi dei maggiori scrittori lucani. Ospita inoltre spazi dedicati alla sala delle Mappe ed a quella del Grand Tour, con una collezione rara di libri e di stampe.

Il MAM Musei Aiello Moliterno è iscritto all’Associazione Nazionale delle Case della Memoria e fa parte anche della rete ACAMM, il Sistema dei Musei e dei Beni Culturali di Aliano (MT), Castronuovo di Sant’Andrea (PZ), Moliterno (PZ) e Montemurro (PZ). ACAMM mette insieme le energie dei quattro comuni lucani attraverso il lavoro sinergico dei presidi culturali presenti nei propri territori.

Da gustare

La cucina tipica di Moliterno è il risultato perfetto dell’unione tra prodotti naturali e antiche tradizioni. Ancora oggi sulle tavole del borgo si gustano piatti come i ferricelli, i trisciddi, il minestrone e la pastorale, che a loro volta esaltano e valorizzano i prodotti locali, quali i funghi, la cacciagione, i formaggi e le lumache. I ferricelli sono fusilli fatti a mano, conditi con sugo nostrano mentre i trisciddi sono gnocchi aperti fatti a mano con sugo di carne. Il minestrone viene cucinato con numerosi ingredienti: verza, patate, fagioli, olio di oliva, aglio, croste e avanzi di pecorino. Infine, la pastorale è preparata con carne di pecora, pomodori pelati, patate bollite, sale e peperoncino.

Per quanto riguarda i secondi una particolare importanza hanno il capretto alla lucana, condito con vino, aglio, origano, peperoncino e prezzemolo; le lumache in umido, il cui sapore è valorizzato da pomodori freschi, aglio, olio di oliva, sale e pepe.

Tra i dolci tipici spiccano il sanguinaccio, gli struffoli, le zeppole di San Giuseppe, la cicirata e le chiacchiere. Decisamente particolare è il sanguinaccio, preparato con sangue di maiale, friselle macinate, cacao amaro, cioccolato fondente, zucchero, caffè ristretto, miele, canditi, cannella, garofano, mandorle, pinoli e uva passa.

Il pane, come in quasi tutti i centri della Basilicata, è caratterizzato anche a Moliterno da una tradizione di lunga durata. Ma il vero re delle tavole moliternesi è il Pecorino Canestrato IGP: si presume addirittura che sin dal primo formarsi del borgo medioevale, intorno alla torre del castello, i pochi abitanti si fossero dedicati quasi esclusivamente all’attività della pastorizia e quindi alla produzione casearia. Solo dal 1700 questa attività si trasformò in una vera e propria tecnica organizzata, che ha reso celebre in tutto il mondo il borgo molisano.

Il primo periodo durava all’incirca tre settimane, dopo di ché il formaggio era trasportato in un nuovo ambiente, pronto per la cura. Il formaggio era prima lavato con acqua a temperatura ambiente, per tale operazione era usato un mazzetto di erba ruvida a stelo, chiamato “vrungo“, il quale sostituiva lo straccio perché si impregnava poco di grasso.

Successivamente il formaggio era posto sulla “fuscella” capovolta per farlo sgocciolare e per poi salarlo con il sale minerale, con cui si spalmava l’intera superficie. Con il trasferimento nel secondo ambiente, il formaggio veniva leviga­to con la pietra pomice per eliminare le parti ruvide.

Dopo un periodo di stagionatura, il prodotto era pronto per essere consumato, accompagnato dagli ottimi vini rossi lucani.

Cosa fare

Durante tutto il corso dell’anno, numerose festività animano la vita del borgo di Moliterno.

Il 15 e 16 luglio si celebrano riti religiosi e vengono organizzati spettacoli musicali e fuochi pirotecnici in onore della Madonna del Carmine, festa piuttosto recente istituita nel 1980.

Il 4 agosto si festeggia San Domenico, patrono del paese, e l’8 settembre si celebra la Madonna del Vetere. I riti religiosi si svolgono in una piccola cappella, che si erge sul monte omonimo, situato a circa 3 Km a nord di Moliterno

 

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