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Caltabellotta sorge adagiata sulle alte cime dei Monti Sicani, in particolare sul Kratas, da tempi immemori essendo una delle città più antiche della Sicilia.

Il Borgo di Caltabellotta

Il borgo di Caltabellotta si staglia sereno sulla valle dei Platani e domina tre colli, il Monte San Pellegrino, il Monte Castello e il Monte Gogàla. Si caratterizza per la sua posizione strategica ideale per controllare il paesaggio circostante, peculiarità che ha fatto sì che la cittadina fosse, nel corso della storia, protagonista nella gestione dell’ordine territoriale.

La Storia

Caltabellotta ha origini antichissime. Le sue radici più profonde hanno lasciato una traccia nelle due grotte che si trovano sul Monte S. Pellegrino e che risalgono all’età preistorica. Inoltre, le quattro necropoli che ancora oggi circondano l’abitato sono la testimonianza della presenza umana nel territorio anche nell’età del bronzo antico.

Il primo vero nucleo abitato nacque però in età protostorica: si formò sul vicino monte Gulèa e si estese in un primo tempo al vicino terrazzo di S. Benedetto e successivamente ai villaggi vicini, dando origine in questo modo alla città di Inycon, ancora oggi famosa per la leggenda che la vuole capace di resistere a cinque anni di assedio e dunque una delle più importanti acropoli dell’antichità.

Col trascorrere dei secoli e con la crescita del cristianesimo, la città diventò una delle più importanti diocesi di Sicilia, i cui confini erano, come alle sue origini, segnati dai fiumi Platani e Belice.

Tra l’860 e il 1091 la città subì il dominio arabo e volse il suo nome in Qalat al Balat, che significa “fortezza costruita sulle balate”, ovvero sulla pietra spianata: proprio da questo toponimo deriva l’attuale nome, Caltabellotta. Agli Arabi subentrarono i Normanni, che chiusero le vie di accesso alla città costruendo una cinta muraria e lasciando per il passaggio le due porte di Salvo Porto e S. Salvatore.

Ai Normanni succedette la dominazione spagnola, che si protrasse fino al 1713, anno in cui la Sicilia venne assegnata al Piemonte di Amedeo II e, dopo una breve parentesi di dominio austriaco, venne unita al Regno di Napoli nel 1734.

Da vedere

Visitando il borgo di Caltabellotta emergono con forza le sue radici cristiane data la presenza, sul territorio comunale, di molte chiese ed edifici religiosi.

Nella Chiesa della Matrice, o Cattedrale, sono state rinvenute diverse tombe che, leggenda vuole, contenessero scheletri inumati con una piccola moneta in bocca. All’interno sono conservate due Madonne con Bambino di grande pregio artistico. Nella quarta cappella è presente la bellissima statua in marmo di un santo vescovo, mentre sulla navata ovest si aprono due porte, di cui una murata che ha il suo corrispettivo esterno in un portale di grande pregio, ornato da un disegno risalente alla prima metà del XII secolo.

Sulla rupe di San pellegrino è possibile ammirare la chiesa e il convento omonimi. L’altura si apre su un belvedere la cui vista spazia sulla bellissima valle sottostante. Oggi il convento giace in stato di abbandono mentre la chiesa adiacente venne completamente ristrutturata durante il XVIII secolo dall’eremita Stefano Montalbano. Da visitare sono anche i ruderi dell’ex chiesa di S. Francesco di Paola, che sorge nella parte alta del centro storico a ridosso del quartiere Pietà dove sorgeva, fino ai primi anni Sessanta, una delle porte di accesso all’antica fortezza.

Caltabellotta vanta la presenza, sul suo territorio, di importanti siti archeologici come le Necropoli Sicane, 22 tombe a grotticelle di origine preistorica situate alle entrate orientale e occidentale del paese. Suggestivo è sicuramente l’altare sacrificale al dio Kronos, utilizzato in età greca e romana per riti sacrificali.

Da non perdere è la visita ai resti del castello che, situato all’altezza di 949 metri, regala un panorama davvero suggestivo e riesce a riportare i visitatori indietro nel tempo. Tra i musei ricordiamo il Museo del Contadino e del Pastore e il Museo civico del Palazzo Signorile.

Da gustare

I piatti che maggiormente raccontano la tradizione enogastronomica di Caltabellotta sono legati alle festività della Pasqua e del Natale. A Pasqua le famiglie del borgo preparano la “froscia”, un piatto a base di uova. Sempre le uova sono protagoniste di “Lu canneri”, un uovo sodo colorato e racchiuso in una pasta dolce. Nel periodo natalizio invece si cucinano i “cuddureddi”, dolci ripieni di confettura di fichi che i bambini ricevono in regalo per San Silvestro.

Tra i prodotti tipici del territorio il protagonista è l’olio di oliva, famoso fin dall’antichità grazie alle sue particolari caratteristiche organolettiche legate al tipo di terreno, alla posizione geografica e al clima. L’olio di Caltabellotta si ricava da un’oliva autoctona, la Buscionetta, coltivata prevalentemente secondo i criteri del biologico e raccolta ancora a mano.

Cosa fare

Tra gli appuntamenti da non perdere a Caltabellotta troviamo la Festa de li Fimmini. L’evento religioso si svolge a fine maggio per commemorare il “miracolo della pioggia” del 27 marzo 1957. La comunità in processione conduce la statua del “SS Crocifisso Dio Vivo” dalla chiesa dei Cappuccini sino a quella di Sant’Agostino. Giunti nella seconda chiesa si porta in processione anche la statua di “Maria SS dei Miracoli” e si prosegue fino a raggiungere nuovamente la chiesa dei Cappuccini.

Il 18 agosto si festeggia San pellegrino, patrono del Borgo, e durante quest’occasione viene organizzata anche la fiera del bestiame.

Altri appuntamenti di grande rilievo per la comunità locale sono la festa di Santa Rita, la festa del Dio Vivo, quella dell’Immacolata e di Santa Lucia.

Durante le festività natalizie viene allestito il presepe vivente all’interno delle grotte dislocate nel quartiere Pietà.