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Aidomaggiore, piccolo borgo della Sardegna centrale, è un centro agro-pastorale collocato in un avvallamento sotto l’altopiano di Abbasanta. Riparato dai venti e circondato da maestosi boschi, si erge a 250 metri sul livello del mare in un territorio molto fertile.

Il Borgo di Aidomaggiore

Le antiche tradizioni rappresentano una parte fondamentale della quotidianità di Aidomaggiore. L’artigianato locale è ancora attivo nel campo della tessitura con la produzione di tappeti, bertulas, coperte e arazzi ricchi di disegni eleganti e armoniosi.

Giunco, canna, giovani germogli di olivastro e rametti di lentischio vengono utilizzati per la realizzazione di canestri. Di varie forme e dimensioni a seconda dell’uso cui sono destinati, i canestri vengono anche decorati con rafia colorata riproducendo dei disegni secondo la tradizione ultracentenaria del borgo.

La Storia

L’antico nome di Aidomaggiore era “Aidu” (varco-entrata-ingresso) come riportato nel trattato di pace tra Eleonora D’Arborea e Giovanni d’Aragona nel 1388 ("villa de Aidu").

Appartenente alla antica Curatoria del Guilcier, durante la dominazione spagnola il nome di Aidu venne trasformato in “Aido mayor” (ingresso maggiore) e venne poi italianizzato in Aidomaggiore.

I primi insediamenti del paese vengono fatti risalire presumibilmente al 1015 - 1016 d.C., quando un primo gruppo di pastori, forse appartenenti ai villagi nuragici di Sanilo e Sa Bastia, decisero di spostarsi nella conca sotto l’altopiano di Abbasanta, presumibilmente attratti dal riparo naturale offerto dalle colline circostanti. A questi gruppi si aggiunsero, intorno al 1400, gli abitanti superstiti dell’antica villa giudicale di Ruinas flagellata dalla peste nera.

Da vedere

Chiese e tesori archeologici rappresentano alcune tra le maggiori attrattive del borgo di Aidomaggiore .
La chiesa parrocchiale di Santa Maria delle Palme, costruita nel XVI secolo, presenta alcuni elementi dell’architettura tardo rinascimentale. Una tradizione orale ben radicata ricorda che inizialmente titolare e patrono della parrocchia fosse S. Gavino, ma in seguito a un prodigio attribuito alla Madonna, fu intitolata a Santa Maria delle Palme.

La chiesa di Santa Maria delle Grazie, detta anche Santa Maria de Orraccu, sorge all’estremità di una “lingua” basaltica che separa la valle di Aidomaggiore da quelle di Abbasanta e Norbello. La splendida posizione geografica consente un’ampia visuale sul lago Omodeo che arriva fino ai monti della Barbagia e del Mandrolisai.

La Chiesa dedicata a Santa Barbara di Nicomedia fu costruita dagli abitanti dell’antica villa giudicale di Ruinas, che si estendeva nelle vicinanze dell’attuale chiesa campestre.

La Chiesa campestre dedicata a Santa Greca sorge su una splendida collinetta, a 172 metri sul livello del mare, proprio a ridosso del Lago Omodeo. La Chiesa padronale fu costruita nel 1797 nello stesso spazio in cui si ergeva la più antica Chiesa dedicata a Santa Giusta, edificata, a sua volta, sui ruderi di un campo romano.

Numerosi i resti archeologici dei vari insediamenti ritrovati nel perimetro dell’area di Santa Greca. Non lontano dal novenario, ad esempio, si possono incontrare i nuraghi di Atos, Mura e Logu, Uras e altri monumenti archeologici.

L’ex chiesa parrocchiale dedicata a San Gavino, martire di Porto Torres, antecedente al 1388, subì, nel corso del tempo, diversi rifacimenti. San Gavino fu patrono di Aidomaggiore fino a quando, in seguito alla miracolosa apparizione della Madonna fu edificata la chiesa di Santa Maria delle Palme.

Da gustare

Le tradizioni gastronomiche di Aidomaggiore si tramandano intatte nel corso dei secoli. Alimenti principali sono il pane, in particolare sa fresa e su zichi fine, e il formaggio, su casu, su casizzolu, sa trizza e sa fresa de atonzu. Numerosi i dolci tipici: sas fruttinas, sos pasticcettos, sos bistoccos, sos bistoccheddos, sos ossos de mortu.

Cosa fare

Importantissima per il borgo di Aidomaggiore e la sua comunità è la festività di Sant’Antonio de su Fogu, che segna l’inizio del Carnevale e si celebra il 17 gennaio. La mattina del 16 gennaio i membri delle Confraternite e dei “Sotzios”, si ritrovano al Nuraghe Sa Jua per caricare sui trattori sas tuvas, grandi tronchi, e la legna da bruciare. Dopo un pranzo conviviale il corteo si dirige verso la Chiesetta di San Gavino. Durante il tragitto ci si ferma per offrire del buon vino, in segno di buon auspicio, a tutte le persone che si incontrano sulla strada.

Il mese di maggio è dedicato alle novene di Santa Greca e a quella di Santa Barbara. Alcuni abitanti della comunità si trasferiscono per nove giorni nei muristenes, alloggi, delle chiese campestri e si preoccupano della buona riuscita della festa. Ogni giorno vengono svolte le funzioni religiose in onore delle Sante, a cui si aggiungono i festeggiamenti civili. La novena di Santa Barbara viene festeggiata anche durante il mese di agosto.

 

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