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 Aggius è uno dei centri più antichi della Gallura. Il suo nome potrebbe derivare dal greco “Aghios” (sacro/santo), oppure dal latino “Agnus” (agnello), per l’antica presenza di ovili, o ancora da “A-Jius” (senza diritto né Legge), per indicare un certo carattere indipendente e ribelle dei suoi originari abitanti. Quel che è certo, è che i primi insediamenti umani si possono far risalire al neolitico. Di questo periodo rimangono ancora tracce nei resti di circoli megalitici o in piccole grotte scavate nella roccia e aventi probabilmente funzione sepolcrale, espressioni della così detta “Cultura di Arzachena”. Per un esegesi del nome, bisognerà però partire dalla dizione “Agios”, che si cominciò ad usare presumibilmente in epoca medievale, per indicare l’agglomerato urbano che si andava formando. Questo nome si incontra per la prima volta nella tabella delle imposte fatta compilare dal re di Aragona nel 1358 per stabilire il censo che ciascuna “Villa” era tenuta a pagare alla Corona. La sua storia inizia però da prima, durante il periodo dei quattro Giudicati di Sardegna. Conseguentemente allo smembramento del Giudicato di Gallura, il territorio fu conteso dai Doria, dagli Arborea e infine dai Pisani, che ebbero la meglio sugli altri pretendenti. Non passò troppo tempo prima che gli Aragonesi ne presero il controllo. Questo dominio durò grosso modo quattrocento anni, fino al momento in cui Aggius, seguendo il destino di tutta la Sardegna, passò sotto i Savoia nel 1720.
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 Situato a 536 m. sul livello del mare, Aggius vanta una meravigliosa vista, che è dominata dal poderoso massiccio del Limbara, con immediatamente alle spalle un’articolata corona di monti, che rende il paesaggio caratteristico e gli conferisce un panorama unico, da sempre molto celebrato. Ammassi granitici e colline tondeggianti conferiscono i tratti dominanti al paesaggio di questo territorio. Infatti, sia che faccia parte del sistema di aspre creste del cosiddetto “Resegone”, sia che si trovi a cumuli sparsi dalle forme strane e bizzarre nella così detta “Valle della Luna”, il granito imprime a questi contesti il suo carattere di unicità. Anche nel centro storico del paese, l’elemento predominante è il granito a vista presente nei piccoli blocchi nel corpo del muro, nelle lastre nei balconi con ringhiere di ferro battuto, negli stipiti e nelle architravi di porte e finestre, dove, su alcune, restano ancora incise date di costruzione e sigle degli antichi padroni. Quartieri, vie e piazze conservano antiche denominazioni: la ‘Aldia (posto di guardia, casello daziario) Paràula, Speslunga, Lu Cunventu, Piazza di li Baddhi (Piazza delle danze). Nell’abitato vi sono quattro chiese: la Parrocchiale (1536) dedicata a Santa Vittoria, un’altra dedicata alla Madonna D’Itria (1750), e gli oratori di Santa Croce (1709) e del Rosario (1727). Le date qui indicate si riferiscono alle morfologie definitive di questi edifici, infatti ci sono elementi validi per ritenere che questi possano essere sorti sulle rovine di costruzioni sacre preesistenti. Soprattutto all’interno degli oratori si trovano altari e statue Lignei di epoca spagnola e, nelle sagrestie, paramenti, calici, crocefissi e candelabri preziosi e di buona fattura.
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 Con profonde radici nel passato, Aggius conserva un vasto patrimonio di tradizioni e cultura popolare: leggende, proverbi, aneddoti, fiabe. La festa patronale in onore di Nostra Signora del Rosario e di Santa Vittoria, la prima domenica di ottobre, ha ancora un’appendice tutta profana nella cosi detta “festa di li Agghjani”, ovvero dei giovani, degli scapoli. Le processioni e i riti della Settimana Santa, di origine spagnola, ma ancor prima bizantina, sono accompagnati dal canto salmodiante delle arciconfraternite del Rosario e di Santa Croce e dei cori tradizionali più bravi del momento.
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