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| Ricerca Symbola: "Il Futuro Made in Italy" |
26/02/2010 |
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 L’espressione made in Italy si è affermata negli anni ben oltre il suo originario perimetro produttivo. E’ diventata sinonimo delle qualità italiane, da quelle manifatturiere a quelle artistiche, da quelle enogastronomiche a quelle ambientali e culturali. E’ un marchio che si nutre di tutto ciò che rende il nostro Paese unico e apprezzato nel mondo. Per questo, la sua tutela riveste un significato ed un’ importanza nazionali.
Il made in Italy si è dimostrato una importante risorsa della nostra economia anche in questi tempi di crisi e, proprio per questo, sulle sfide future che dovrà sostenere, sulla sua missione e sulle strategie per meglio difenderlo, diffonderlo e promuoverlo è necessario costruire un comune punto di vista, una convergenza tra le imprese, le istituzioni e la società.
Significa riflettere sui punti di forza della nostra economia, ma anche del nostro Paese, delle sue comunità e dei suoi talenti, dei tanti orgogli territoriali e dei tanti saperi e culture locali. Identità aperte al mondo come dimostrano i dati dell’ export nazionale e la nascita di nuove filiere, di nuove reti che dai territori vanno nel mondo alla ricerca di nuove idee, di nuovi partner e di nuovi mercati. Nel 2008 solo nei macrosettori delle 4A (Abbigliamento e sistema persona, Arredo e sistema casa, Agroalimentare e Automazione) è stato generato un valore aggiunto di circa 138 miliardi di euro. Questo anche grazie agli oltre mille prodotti in cui l’Italia primeggia e che rappresentano in valore il 50% dei 290 miliardi di euro di esportazioni realizzati nel 2009. Nel corso di questi anni l’Italia si è rafforzata in molti settori puntando sulla qualità a discapito della quantità: abbiamo dimezzato le paia di scarpe esportate, ma è aumentato il fatturato. Produciamo il 40% in meno del vino rispetto alla metà degli anni 80, ma il valore dell’export è quadruplicato raggiungendo i 3,5 miliardi di euro. In un tempo segnato dal ritorno di attenzione all’ economia reale sarebbe strano lasciare che il made in Italy, che ne è forse il più straordinario esempio al mondo, venga corroso e
squalificato dalle diverse forme di concorrenza sleale che in questi anni sono venute manifestandosi. Uno straordinario esempio anche per la scelta della maggior parte delle imprese italiane di spostare la competizione sul terreno della qualità e dell’ innovazione.
Oggi la sostenibilità sociale e quella ambientale sono due componenti fondamentali di un made in Italy capace di misurarsi, e in qualche caso anticipare, le stesse sfide della green economy. Per questo deve essere una responsabilità generale e condivisa quella di individuare le strategie e gli strumenti per difendere e promuovere quello che è un patrimonio non solo economico ma anche sociale e culturale del Paese.
A partire dagli strumenti normativi e amministrativi vigenti a disposizione delle autorità, delle forze dell’ ordine e delle amministrazioni. Un contributo decisivo è quello che deve venire dalle istituzioni locali, a partire dai comuni per i quali va prevista una sorta di responsabilità oggettiva qualora non si impegnino a condurre sul proprio territorio la lotta alla contraffazione. Anche in considerazione che i sindaci sono a livello comunale la prima autorità sanitaria, e che molte di queste lavorazioni avvengono in laboratori dalle condizioni lavorative ed igieniche inaccettabili. |
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 Una indicazione importante di assunzione di responsabilità nella difesa del made in Italy in questi anni è venuta dalle molte esperienze che singole imprese, ma ancor più significativamente Consorzi, Associazioni e Istituzioni hanno sviluppato dando luogo a marchi collettivi di certificazione della reale provenienza delle produzioni e della qualità sociale e ambientale delle loro filiere. Sono esperienze importanti non solo per il rapporto diretto che stabiliscono con i cittadini e con i consumatori, basato sulla fiducia e sulla reputazione, ma anche per il valore che assumono rispetto ad altri comportamenti che rischiano di erodere la forza e il prestigio del made in Italy. L’Italia infatti non solo è un importante punto di entrata per le merci contraffatte ma è anche il primo produttore di merce contraffatta in Europa e il terzo nel mondo. E proprio le nostre produzioni di punta sono quelle che più soffrono dal momento che la vicinanza fisica tra produzioni legali e non, permette alle imprese del falso di accedere in tempi rapidi alle conoscenze utili per creare i modelli “taroccati”. Spingendo così ai margini le aziende che lavorano legalmente, inserendosi all’interno delle filiere abbassandone la qualità, e quindi la loro competitività, e indebolendo la coesione sociale dei territori. Una utilizzazione distorta delle virtù proprie del distretto industriale. Bisogna essere consapevoli che il fenomeno di cui stiamo parlando non ha nulla a che vedere con le forme tradizionali del sommerso, che in forme diverse hanno accompagnato la nascita degli stessi distretti, essendo strettamente legato e spesso diretta emanazione della criminalità e delle mafie italiane e internazionali. |
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 La lotta per la difesa del made in Italy deve quindi essere vista come una parte importante e sensibile dell’ azione di contrasto all’ illegalità nel nostro Paese e come tutela della sua immagine e credibilità internazionali. Non è ancora così per molti italiani che mostrano un’ attitudine all’acquisto di merce contraffatta giustificando la scelta con il prezzo vantaggioso, incuranti dei danni economici all’ economia nazionale ma anche a chi vanno i loro soldi. Per questo è ancor più necessaria un’azione allo stesso tempo repressiva, educativa e informativa. Un altro aspetto importante è la questione della sicurezza: l’invasione dei nostri mercati da parte di prodotti di bassa qualità, realizzati senza rispettare le norme relative all’uso di processi inquinanti e di sostanze pericolose, rappresenta una minaccia per la salute dei consumatori, come dimostrano alcuni esempi. Infine, ma non per importanza, è fondamentale il livello europeo. Quella contro la contraffazione, è una battaglia che la stessa Europa deve combattere se vuole difendere la sua economia e il suo modello sociale, superando così il fuoco di sbarramento opposto da paesi dove le lobby della grande distribuzione commerciale preferiscono privilegiare le ragioni dei prodotti importati a basso costo piuttosto che quelle dei paesi europei con una forte industria manifatturiera a rischio contraffazione. Probabilmente la crisi generata dagli eccessi finanziari e il ritorno delle ragioni dell’economia reale hanno finalmente ben consigliato il Parlamento Europeo, nel novembre scorso, a votare a larga maggioranza a favore del testo presentato dagli europarlamentari italiani che istituisce l’obbligo della denominazione d’origine, per alcuni prodotti che entrano nel territorio dell’Unione. |
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 E’ auspicabile un’iniziativa dei nostri europarlamentari affinché vengano indicate altre tipologie di prodotto e siano previste “tipologie di made in “ dando così finalmente un solido quadro di riferimento alle indicazioni d’origine nazionali, come il nostro made in Italy. Così come è importante che l’Unione rafforzi gli strumenti di difesa contro la concorrenza sleale e il dumping. Infatti i problemi sociali e di competizione asimmetrica si intrecciano: produzioni in deroga ad ogni norma sociale, sfruttamento dei lavoratori e soprattutto delle donne e dei minori impediscono una diffusione omogenea dei diritti della persona , rendono vana ogni politica globale a livello sociale e realizzano una concorrenza tra prodotti “disomogenei”. La proposta è che l’Europa promuova l’introduzione di meccanismi virtuosi di tutela evolutivi e più efficaci rispetto ai tradizionali dazi e tasse, come ad esempio l’adozione di “social fee” a favore della tutela dei lavoratori e di “environmental fee” finalizzati alla tutela dell’ambiente nei paesi in via di sviluppo. Questi meccanismi prevedono che i “ fee” pagati dai produttoriesportatori confluiscano in fondi finalizzati all’adeguamento in loco delle norme sociali, di qualità del lavoro e ambientali. Sono questi i temi e le questioni fondamentali che le Fondazioni Farefuturo e Symbola ritengono necessarie per assicurare al made in Italy la possibilità di crescere e continuare ad affermarsi, per la qualità dei suoi prodotti e per i valori culturali, ambientali e sociali che lo animano. |
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Ermete Realacci, Presidente Symbola - Fondazione per le Qualità Italiane
Adolfo Urso, Segretario generale Fondazione Farefuturo |
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Il Futuro Made in Italy |
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